Alla fine, il "muro conteso" è caduto
di Modestino Mari
C'è voluto che il muro cadesse.
Non sono servite le segnalazioni del Comune, non i nostri articoli, non un appello pubblico, non mesi – anzi anni – di degrado sotto gli occhi di tutti. È servito il crollo. Solo allora la macchina si è messa in moto, i cantieri sono comparsi, le transenne hanno preso il posto dell'indifferenza.
Il muro allo svincolo di Cerro al Volturno, per Cupone, segnalato dall'Amministrazione Comunale, come dalla nostra Redazione a dicembre 2022, a Provincia e ANAS, non è caduto all'improvviso. È caduto per stanchezza, dopo essere stato ignorato a lungo, mentre si discuteva su chi dovesse occuparsene, su chi fosse competente, su chi dovesse firmare, autorizzare, deliberare. Nel frattempo lui restava lì, sempre più inclinato, sempre più fragile, sempre più pericoloso.
E poi sono arrivate le piogge. Quelle vere, non le "eccezionali" buone per ogni comunicato di rito. E il muro ha fatto ciò che la logica annunciava da tempo: ha ceduto.
Grazie e Dio o per fortuna (come meglio credete) - ed è l'unica frase che si può pronunciare senza sarcasmo - non si è fatto male nessuno.
Ed eccola, la beffa tutta italiana: adesso i lavori partono. Adesso sì. Adesso che il muro non c'è più. Adesso che il rischio si è trasformato in evento. Adesso che l'emergenza ha finalmente sostituito la prevenzione, che evidentemente non faceva curriculum. Anche se, da quel che appare, sembra si stia intervenendo solo sul pezzo caduto. Ignorando ancora una volta lo stato di assoluto degrado (nelle foto sotto) in cui versa la parte ancora in piedi. Speriamo di sbagliarci...
Sia chiaro: bene che si intervenga. Bene che il muro venga rifatto. Bene che qualcosa si muova. Ma resta una domanda che pesa come un macigno - molto più di quelli crollati: perché serviva che venisse giù?
Forse questo è il nuovo protocollo non scritto: prima si segnala, poi si ignora, poi si aspetta che cada. Solo allora si agisce. Un metodo efficiente, certo, se l'obiettivo è affidarsi alla sorte invece che alla responsabilità.
Quel muro non era solo cemento e ferri scoperti. Era un segnale. Ed è rimasto tale fino all'ultimo, finché non ha deciso di lanciare il messaggio nel modo più rumoroso possibile.
Adesso il cantiere copre tutto. Anche la memoria corta. Ma una cosa resta impressa: qui non si è intervenuti in tempo, si è intervenuti dopo.
E questa, più del crollo, è la vera crepa che continua a restare aperta.




