Ancona, il canto delle “Sirene” emoziona il Teatro Le Muse: quando la scuola diventa anima, memoria e futuro

24.05.2026

Una serata intensa e ricca di pathos quella offerta dalle ragazze e dai ragazzi del "Savoia Benincasa" e una dedica speciale per il prof. Alessandro Guerra

di Paolo Scarabeo

C'erano gli applausi, certo. Lunghi, intensi, quasi ostinati. Ma soprattutto c'era quel silenzio particolare che solo le serate autentiche riescono a creare: il silenzio di chi si riconosce in una storia, di chi si sente attraversato da qualcosa che va oltre uno spettacolo teatrale.

Venerdì 22 maggio, il Teatro Le Muse di Ancona si è trasformato in un luogo dell'anima grazie alle ragazze e ai ragazzi del Global Theatre "Savoia Benincasa", protagonisti di Sirene, una rappresentazione potente, moderna, visionaria, capace di parlare della giovinezza e dei sentimenti senza retorica e senza maschere.

Le sirene del mito, seducenti e misteriose, sono diventate metafora di una generazione che cerca la propria voce, la propria identità, il diritto di essere sé stessa in un tempo che troppo spesso pretende uniformità. Non creature che incantano per distrarre, ma simboli di conoscenza, libertà e verità. Una femminilità – e più in generale un'umanità – che non cerca consenso, ma autenticità.

Ad aprire la serata, con l'eleganza e la sensibilità che la contraddistinguono, il dirigente scolastico prof.ssa Maria Alessandra Bertini, che ha saputo consegnare al pubblico parole profonde, capaci di leggere il senso più autentico dello spettacolo e della condizione giovanile.

"Sirene - ha detto - rappresenta la metafora della condizione umana giovanile: quella stagione della vita attraversata dalla gioia, dalla curiosità, dal desiderio di andare oltre la conoscenza acquisita, oltrepassando quei limiti che spesso sembrano invalicabili. È il momento in cui ciascuno prova a camminare con le proprie gambe, a conquistare autonomia e soprattutto libertà. Un percorso incerto, inevitabile, dal quale nessuno può sottrarsi, perché è proprio nei sogni che i giovani custodiscono la forza più autentica del loro futuro".

La dirigente ha poi accompagnato il pubblico nel cuore simbolico dello spettacolo, interrogandosi sul fascino eterno delle sirene, "creature mitiche e straordinarie che affascinano, seducono e allo stesso tempo interrogano profondamente l'animo umano", lasciando che fossero proprio gli studenti a dare risposta, scena dopo scena, a quel richiamo misterioso verso la conoscenza e la verità.

Ma il momento più intenso del suo intervento è arrivato quando il pensiero si è rivolto al professor Alessandro Guerra.

"Questa è una serata speciale perché vuole essere anche un omaggio a una persona speciale: un insegnante che ha sempre creduto profondamente nel valore dell'educazione e della scuola. Fino all'ultimo momento ha vissuto il suo lavoro come una missione autentica, con passione, dedizione e amore per i ragazzi. A lui vogliamo dedicare questa serata, con quella gioia che ha sempre saputo trasmettere. Perché insegnare, come lui credeva, resta il mestiere più straordinario del mondo".

E in quel momento il teatro intero ha respirato insieme.

Le musiche, i canti, le coreografie, le parole e i movimenti hanno costruito un racconto collettivo dove arte e vita si sono intrecciate senza distanza. Ogni scena sembrava nascere da qualcosa di profondamente vero. Nessuna esibizione sterile, nessuna ricerca dell'effetto: solo giovani capaci di mettersi in gioco con sincerità, offrendo al pubblico la parte più vulnerabile e luminosa di sé.

Fondamentale il lavoro artistico che ha guidato e accompagnato ragazze e ragazzi in questo intenso percorso creativo. La regia di Caterina Grisanti e Roberta Alesi, le coreografie di Roberta Alesi, il coordinamento del direttore di scena Laura Mancini, la drammaturgia di Maria Angela Praitano e le scenografie di Alessandro Guerra e Francesca Paolinelli hanno dato forma a uno spettacolo capace di fondere emozione, movimento e parola in un unico grande respiro teatrale.

Ma il vero valore di Sirene è stato soprattutto quello umano: il lavoro corale di studenti e studentesse che, sul palco e dietro le quinte, hanno dato vita a qualcosa di straordinario. Un gruppo capace di trasformare impegno, passione e sensibilità in un'esperienza autentica, intensa e profondamente condivisa.

Il lungo applauso finale, carico di commozione, ha raccontato meglio di qualsiasi commento ciò che era accaduto sul palco.

Presente anche l'assessore Antonella Andreoli, ex studentessa del Savoia Benincasa, che ha portato il saluto del sindaco e dell'amministrazione comunale, rivolgendo agli studenti parole di incoraggiamento e affetto autentico. Un intervento sentito, nel quale ha ricordato l'importanza dell'impegno scolastico, della determinazione e soprattutto delle amicizie nate tra i banchi di scuola, destinate spesso a durare tutta la vita.

Il Global Theatre "Savoia Benincasa" ha regalato alla città una serata che difficilmente verrà dimenticata. Perché quando la scuola riesce ancora a produrre cultura, emozione, memoria e bellezza, allora smette di essere soltanto un luogo di formazione e diventa comunità.

E forse è proprio questo il messaggio più forte lasciato da Sirene: crescere significa attraversare il mare aperto della vita senza smettere di ascoltare il proprio canto interiore.

©Produzione riservata

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