CI HANNO SPENTO LA VOCE - Ancora un colpo alla dignità del Molise
di Paolo Scarabeo
È all'ordine del giorno, ormai, leggere dell'ennesimo schiaffo inferto al Molise, di nuovo costretto a fare i conti con la desertificazione dei servizi essenziali. Questa volta non parliamo di strade, ospedali o scuole - parliamo di informazione, di diritto costituzionale alla conoscenza, di democrazia partecipata e di cultura. Eppure, da quelle montagne e valli che dovrebbero essere comunità vive, giunge un'altra storia di abbandono.
Martedì scorso l'Ordine dei Giornalisti del Molise e Assostampa si sono presentati in Prefettura a Campobasso per chiedere ciò che dovrebbe essere scontato: la distribuzione dei giornali cartacei su tutto il territorio regionale. La risposta del distributore è stata amara e disarmante: mancano vendite, si vendono "solo" poche decine di copie al giorno, e quindi… pazienza.
È una risposta che fa rabbrividire, perché assume come mantra un dato tanto freddo quanto ingannevole: se non ci sono vendite, il diritto all'informazione può essere negato. Ma qui non si tratta di numeri isolati - si tratta di vite, di cittadini che non hanno accesso a internet, di anziani che leggono la cronaca locale come fanno da decenni, di studenti, di cittadini curiosi, di persone che vogliono sapere cosa succede intorno a loro.
In molti piccoli comuni molisani gli edicolanti hanno già lottato, hanno resistito, hanno provato a mantenere viva la fiamma dell'informazione. Nel 2015, più di 138 edicole chiusero perché costrette da requisiti economici impossibili imposti dai distributori — e migliaia di cittadini rimasero senza accesso ai giornali.
Nel 2023 un barlume di speranza sembrava essersi acceso: l'arrivo della Di Canto Spa aveva permesso la riapertura di circa 50 edicole regionali, soprattutto nei piccoli centri. E invece oggi siamo di nuovo qui, con gli scaffali vuoti, con edicole che chiudono, con cittadini che non possono comprare un quotidiano perché la distribuzione ha deciso che "non conviene".
Questo non è solo un problema di giornali.
È la fotografia di una regione che perde servizi, diritti e opportunità, pezzo dopo pezzo. Il Molise non è solo una cartina geografica, è gente, territorio, memoria collettiva. Eppure qui l'accesso alla cultura, all'informazione, alla partecipazione pubblica viene giocato a scacchi nel tavolo degli utili o delle vendite giornaliere. Chi decide che i cittadini non leggono e quindi non meritano i giornali? Chi si arroga il diritto di dire "se non comprate carta, non ve la portiamo"? Chi si dimentica che in certi paesi non c'è nemmeno rete internet per leggere online?
È una ferita che riguarda tutti: anziani che si sentono isolati, giovani che vedono cancellarsi un piccolo presidio di cultura, famiglie che non hanno alternative. È una ferita che dice chiaramente che gli interessi economici sembrano valere più dei diritti sociali.
E allora ci chiediamo: dopo scuole chiuse, ospedali depotenziati, banche che spariscono dai nostri paesi come neve al sole - ora tocca anche ai giornali? Dobbiamo accettare in silenzio che il Molise diventi sempre più "zona grigia" d'Italia, priva di servizi, priva di voce, priva di futuro?
Questa volta non è solo una questione di copie vendute. Questa è una questione di dignità.




