Ciò che crea unificazione: la strada c’è
di Egidio Cappello
Gli eventi di questi ultimi giorni scuotono notevolmente le nostre coscienze. Decine di incontri per costruire la pace si risolvono in insuccessi. Esiste un immobilismo di fatto, contrario alle dichiarazioni di positività dei risultati raggiunti, da parte degli interlocutori. E' folle la situazione che la guerra continui con la sua normale violenza mentre si è seduti al tavolo delle trattative. Dobbiamo concludere che alle difficoltà delle istituzioni e delle politiche belliche sia va unendo un degrado specifico della comunicazione. Le conquiste relative al dialogo democratico, al confronto delle idee, al linguaggio dai significati autentici, al rispetto della dignità di ogni interlocutore, cedono sotto i colpi di istanze soggettivistiche fondate su principi di potere e sulla forza delle armi.
La cultura accoglie l'idea che il valore della comunicazione non è nei contenuti bensì nel potere dell'individuo che ha parlato. Il linguaggio va assumendo il compito esclusivo di strumento di socializzazione di propositi personali, senza alcuna soggezione alla verità. La cultura è succuba dell'elefantiasi dell'io: niente sembra più richiamare il valore della universalità e della unitarietà, doti dei saperi autorevoli e dei principi fondamentali di ogni attività pensante. Il linguaggio ha perso il proprio volto: è fonte di disunione e di disgregazione. Questa è una situazione di pura follia: lo strumento classico della relazione ad ogni livello, il linguaggio, con la sua innata potestà di legare e aggregare distanze e diversità di ogni genere, con la sua libertà di valicare ogni limitazione, è oggi fonte di disunione perchè ridotto a strumento di difesa di recinti individuali, nonché frutto di desideri angusti e parziali. La povertà del linguaggio va a braccetto con la povertà delle relazioni e delle comunicazioni tra gli uomini.
Tanta parte della cultura soffre e cerca il recupero dei valori della unità. Si chiede : qual è il linguaggio giusto, visto che l'umanità solo da esso può guadagnare la potenza della unificazione? Qual è il linguaggio che fonda il dialogo autentico, che rende fruttuoso il confronto e conduce al conseguimento delle soluzioni? Qual è il linguaggio totalmente "disarmato" come dice Papa Leone, che promuove legami ed è capace di propositi di vita autentica? E quale è l'ottica con la quale leggere gli eventi che ci circondano e coglierli con le parole più giuste? Noi abbiamo la risposta ai quesiti che ci siamo posti. Il linguaggio è quello della filosofia autentica, quella nata sulle spiagge greche di Mileto, quella che ricerca e vive la verità, che è unità e aggregazione.
Se la filosofia è scienza di ciò che unisce, sapienza dell'unità e della composizione, sapienza della libertà e della pienezza dell'uso della ragione, allora il linguaggio filosofico è strumento di unificazione, di relazione e di dialogo. Il principio di tutte le cose è necessariamente unitario e la dimensione di tale principio è fatta di eternità e di inamovibilità. E' questa la caratteristica del linguaggio filosofico, la eternità dei significati dei propri termini e la incorruttibilità delle sue espressioni. Da Platone, Aristotele, Plotino, S. Agostino fino ai nostri giorni, i termini principio, fondamento, unità, verità, umanità, cultura, relazione, scienza, metafisica, divinità, natura, legge, coscienza e tanti altri, significano le stesse cose, sempre e comunque. I filosofi, se liberi da volontarie strettoie comunicative, facilmente si confrontano e si parlano anche a distanze abissali, in quanto gli strumenti comunicativi che utilizzano sono i medesimi. Sono tutti presi dal desiderio di unità, per conoscere e per fare la verità.
È bene ricordare che oggi il filosofo autentico, nella ricerca della verità, è un combattente contro la menzogna, contro coloro che inneggiano alla cultura della parzialità, della separazione, e propongono un uso ridotto e mortificante della ragione. Il pensiero va ai cultori della filosofia debole, inchiodata a congetture del momento storico, offensive delle grandi idealità del pensiero e della mente umana, va ai cultori del pensiero materialistico, che si dibattono nell'assurda ricerca e nella agognata edificazione di un mondo materiale, privo di spiritualità e del tutto carente di riferimenti alla dimensione divina dell'uomo.
A chi consigliare oggi il recupero del linguaggio filosofico per fornire l'uomo degli strumenti idonei a creare relazione e aggregazione? Non si tratta di rivisitare il cammino filosofico già effettuato, bensì di acquisire l'ottica filosofica che è la base per guardare il mondo con il desiderio di creare unità. La filosofia ha il proprio spirito, che non si confonde con gli altri, ha il proprio linguaggio, le proprie parole, le proprie metodologie, le proprie finalità. Il discorso filosofico ha una propria specifica identità ed è strumento di sapienza di ciò che unisce. Termino questo intervento, ricordando a chi ha responsabilità di edificazione di un mondo nuovo, di munirsi del linguaggio filosofico. In ogni atto della propria mente, se gode del supporto spirituale di Platone o di Aristotele o di S. Agostino, c'è stupore e non può non avvertire segnali di passione per l'unità e la connessione del mondo.




