“Configgere bene: oltre l’odio, dentro il rispetto”

18.04.2026

Un laboratorio al Liceo Savoia Benincasa che trasforma il conflitto in relazione

di Paolo Scarabeo

Al Liceo Savoia Benincasa, tra ottobre e aprile, alcune classi del biennio dell'indirizzo ITE AFM sono state protagoniste del progetto "Configgere bene: oltre l'odio, dentro il rispetto". Un percorso che, nel corso dei mesi, ha provato a cambiare il modo di vivere il conflitto: non più soltanto scontro, incomprensione o distanza, ma occasione di crescita, ascolto e consapevolezza.

A idearlo e condurlo, un'équipe tutta al femminile: Chiara Sciotti, Noemi Alberti e la coordinatrice Giovanna Garuti, professioniste della formazione che operano per una società di consulenza milanese impegnata anche nella sensibilizzazione educativa. Il progetto è nato dalla collaborazione con il Corecom Marche ed è stato realizzato grazie a un bando della Regione Marche.

Sei incontri, una metodologia non convenzionale, un obiettivo chiaro: aiutare i ragazzi a riconoscersi, esprimersi e costruire relazioni più sane. «Abbiamo pensato a una vera e propria palestra delle relazioni», racconta la psicologa Chiara Sciotti. «Un luogo dove allenare empatia, ascolto e responsabilità, utilizzando strumenti alternativi come il teatro, l'arte e le pratiche espressive». Accanto a lei, la filosofa Noemi Alberti sottolinea un passaggio chiave: «I ragazzi sono immersi in un flusso continuo di informazioni frammentate. Spesso costruiscono idee e relazioni senza averle davvero elaborate. Il nostro invito è stato quello di fermarsi, riflettere e trovare uno spazio autentico di espressione».

Il progetto ha intercettato una realtà complessa. Gli studenti incontrati mostrano fragilità diffuse, spesso legate a contesti familiari difficili o a un senso di smarrimento relazionale. «Abbiamo trovato ragazzi che faticano a trovare un rifugio emotivo», spiegano le formatrici. «E che talvolta esprimono disagio e frustrazione nei rapporti con i compagni e con i docenti». In questo scenario, il laboratorio ha cercato di creare un clima diverso: uno spazio protetto, non giudicante, dove potersi raccontare.

Non è casuale la presenza del Corecom Marche in un progetto scolastico. Dietro questa scelta c'è una visione precisa: educare i giovani a una comunicazione consapevole. «Il conflitto è parte della comunicazione», spiegano le formatrici. «E dentro il conflitto possono nascere elementi positivi. Il Corecom ha voluto sostenere un percorso che aiutasse i ragazzi a comprendere come comunicano e come i messaggi – anche quelli istituzionali – possano essere costruiti e interpretati».

Le attività proposte hanno rotto gli schemi della didattica tradizionale. Teatro, musica, immagini, narrazione: linguaggi diversi per andare oltre le parole. Gli studenti hanno creato storie partendo da carte simboliche, costruito cartelloni sull'"ombra e la luce", raccontato se stessi attraverso animali, condiviso emozioni.

Ed è proprio in queste esperienze che emergono le loro voci. «La cosa che mi è piaciuta di più è stata quando abbiamo messo le canzoni», racconta Taim. «Per la prima volta la classe si è unita davvero. Abbiamo partecipato tutti, senza escludere nessuno». Antonella ricorda un'altra attività: «Abbiamo lavorato sull'ombra di noi, scrivendo i comportamenti che ci danno fastidio. È stato utile per conoscerci meglio». Tommaso sottolinea la semplicità con cui si è creata fiducia: «Era facile aprirsi. Il fulcro era proprio questo: presentarsi agli altri per migliorare i rapporti». E Giacomo aggiunge: «Abbiamo potuto essere noi stessi, senza essere giudicati. Mi sono sentito ascoltato. E questo non succede spesso».

Il percorso si è concluso, ma l'obiettivo è andare oltre i sei incontri. L'idea è quella di costruire un "Parlamento di classe", uno spazio stabile in cui gli studenti possano continuare a confrontarsi e gestire in autonomia le dinamiche relazionali, dandoci una "Costituzione". «Non vogliamo che resti un'esperienza isolata», spiegano le formatrici, «ma che diventi un modo di stare insieme».

"Configgere bene" non significa evitare lo scontro, ma attraversarlo in modo consapevole. È un cambio di prospettiva che i ragazzi hanno iniziato a sperimentare. In un tempo in cui le relazioni appaiono spesso fragili e mediate, questo laboratorio ha mostrato una possibilità diversa: quella di fermarsi, ascoltare e riconoscersi. E forse, proprio da qui, può nascere una nuova idea di comunità scolastica.  

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