Dante, l'ignavia e la logica del branco

27.01.2026

Di Camilla Novelli

"Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna: 
non ragioniam di lor, ma guarda e passa» (Inferno, canto III)

L'Inferno è forse la più famosa delle tre cantiche che compongono la Divina Commedia di Dante Alighieri. Di tutti i versi, quelli che rimangono più impressi nella mente appartengono a personaggi famosi, come Ulisse, o parlano di amori funesti come quello di Paolo e Francesca, o ancora rappresentano dei momenti cardine nella narrazione delle vicende. In particolare, ciò che si ricorda meglio del canto III è la celebre frase affissa all'ingresso dell'inferno: "Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate". Poche righe dopo il Poeta descriverà nel compiere il suo viaggio una schiera di persone che vivono nell'Antinferno, condannate a seguire una bandiera correndo nudi mentre vengono punti e morsi da insetti. A questo Dante condanna gli ignavi, ossia coloro che in vita non hanno mai operato secondo alcuna scelta morale.

Ma oggi, chi sono gli ignavi?

Ai nostri giorni, e forse più di ieri, l'ignavia è molto presente nella società. Quanta gente, giovane e meno giovane, dice: "Io con la politica non ci faccio". Oppure: "stai nel chill, che tanto non ci possiamo fare niente". In un mondo dove basta digitare una frase per far pensare l'intelligenza artificiale anziché la propria testa, si preferisce rimanere ignoranti di fronte alla realtà del mondo, oppure lamentarsi ma comunque non impegnarsi attivamente per cambiare le cose. Ad esempio, lo scorso anno nelle Marche solo una persona su due ha votato il proprio candidato alla presidenza della regione. L'altro 50%, per sfiducia nella rappresentanza o per pura pigrizia, ha scelto di non presentarsi nemmeno ai seggi elettorali.

Più cala l'affluenza alle urne, più cresce l'idea del voto come inutile, una perdita di tempo, perché: "tanto so' tutti dei ladri. Io lassù ce butteria una bomba". È una frase che si sente dire spesso dai tuttologi nei circoli di paesello, nei bar cittadini, per strada e perfino a scuola, luogo di conoscenza e cultura. Basta che uno di questi pronunci questa ardita frase e subito almeno un paio, se non una decina di teste annuiscono prontamente tutte in sincrono. Questa è la logica del branco: molte persone preferiscono annullare le proprie idee e convinzioni per uniformarsi alle idee del gruppo, spesso qualunquiste.
Ciò che il branco promette loro è sicurezza (se tutti fanno qualcosa, automaticamente la colpa non ricade su nessuno), coraggio (nell'azione comune, il singolo non ha paura delle conseguenze) e la convinzione di essere "nel giusto" (se lo fanno tutti, significa che va bene).
Chi allora non si sente abbastanza coraggioso da andare controcorrente si rifugia dietro quelli che prendono le decisioni al posto loro, una sorta di delega del proprio pensiero. Questa, però, è una lama a doppio taglio: quasi sempre chi si immola per la causa non lo fa per altruismo, ma per tornaconto personale. Questa dinamica sociale si trova dappertutto, a cominciare dai banchi di scuola. Se ad esempio una persona "capo" decide di non andare a scuola perché non ha studiato per un compito in classe, può anche proporre una assenza di massa così che la colpa ricada su tutti, invece che sul singolo. Si può permettere di farlo perché, in quanto capo, chi come lui non ha studiato appoggerà la causa senza problemi, e l'ignavia degli altri porterà a dire: "se lo fanno tutti, allora di certo io non mi opporrò".

Uscire da quel branco diventa quindi quasi impossibile. Ci vuole un grande sforzo di coraggio perché la propria opinione possa essere sentita: si rischia di mettersi contro anche quelli che si reputano amici o buoni conoscenti.

Alla fine, sono troppi gli ignavi che popolano questo mondo, tanto che chi si batte per una causa è quasi un'eccezione alla regola. Sempre meno quelli che votano, sempre meno quelli che remano contro, quasi nessuno che offre una opinione informata e libera dai populismi che offre il branco. Se l'Inferno di Dante fosse reale, l'Antinferno straborderebbe. Ed ecco, anche lì qualcuno ragionerebbe che "tanto ci sono tutti, alla fine non è così male".

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