E adesso, cari Sindaci, non fermatevi
di Paolo Scarabeo
Cari Sindaci, vedervi ieri sera schierati davanti e accanto alla Vostra gente è stato bello, è stato un segno chiaro, forte (peccato per quelli che hanno scelto di non esserci, che occasione hanno perso per onorare la fascia che indossano "in nome del popolo").
Avete dimostrato che dal basso può nascere qualcosa che somiglia ancora alla Politica vera, quella con la "P" maiuscola. Non quella delle sigle, delle alleanze di convenienza, delle liturgie stanche, ma quella che conosce le strade, le scuole che chiudono, gli ambulatori che resistono a fatica, le famiglie che fanno i conti ogni giorno con l'idea di partire.
Il Molise non ha bisogno di nuove bandiere calate dall'alto, né di investiture benedette nei palazzi. Ha bisogno di una forza trasversale, autonoma, coraggiosa, capace di tenere insieme sensibilità diverse senza rinunciare a una direzione chiara. Progressista quando difende i diritti e l'inclusione, liberale quando libera energie e competenze, concreta quando si misura con i problemi reali dei territori.
Qui la parola "spopolamento" non è una statistica: è una casa vuota, un banco in meno a scuola, un giovane che non torna. Frenare questa emorragia significa rimettere al centro il lavoro, non come promessa generica ma come scelta prioritaria. Significa politiche industriali credibili, sostegno alle imprese sane, valorizzazione delle risorse locali, senza scorciatoie né clientele né il puzzo della corruzione.
La sanità non può più essere un terreno di sacrifici silenziosi. Deve tornare a essere un presidio di dignità e di uguaglianza. Così come l'attenzione agli ultimi non può restare una formula: deve diventare criterio di ogni decisione pubblica. Si misura da qui la qualità di una classe dirigente.
Il turismo, in una regione che custodisce bellezza, storia, paesaggi intatti, non può restare un'illusione stagionale. Deve diventare un polmone vero, integrato, capace di creare lavoro stabile e di raccontare il Molise per ciò che è, senza folklore né improvvisazione.
Serve anche il coraggio di scegliere: tagliare ciò che è inutile, ciò che consuma risorse senza produrre servizi, e rafforzare ciò che tiene in piedi le comunità, senza il timore di dispiacere agli amici o agli amici degli amici. I servizi essenziali non sono un costo, sono l'ossatura di un territorio che vuole restare vivo.
C'è poi un nodo che non può più essere eluso: il ricambio della classe dirigente. Da troppi anni questa regione è prigioniera degli stessi nomi, degli stessi volti, delle stesse logiche. Non è una questione anagrafica, ma di responsabilità storica. Senza un turn over reale, nessuna visione può diventare futuro.
Non è retorica, né utopia. È una prospettiva concreta, che passa dalle vostre mani e dalla vostra credibilità. Conoscete i territori meglio di chiunque altro, ne conoscete le ferite e le potenzialità. Proprio per questo non potete permettervi esitazioni.
Non deludeteci anche voi. Non cedete alla tentazione di compiacere il potente di turno, né alle rivalità sterili che hanno già fatto troppi danni. Il Molise non ha più tempo per gelosie e faziosità. Ha bisogno di scelte, di coerenza, di responsabilità.
Ora o mai più. Non come minaccia, ma come consapevolezza. Perché le occasioni, quando passano, non tornano.




