È tempo di riflettere

06.04.2022

di Egidio Cappello

È tempo di riflettere, è tempo di scegliere e con la necessaria sollecitudine. Oggi la nostra cultura è in fermento, colpita dagli eventi drammatici della pandemia e frastornata dal diabolico ritorno all'uso delle armi. La persona attenta ha già interiorizzato la necessità di rivisitare, di riconsiderare e scegliere, tra i ruderi dei nostri tempi, i valori da salvare e da tramandare, e quelli da abbandonare e lasciare nei cestini della storia. Quella che l'umanità sta vivendo è una sfida epocale: è in gioco il futuro del creato. Il nostro è un nuovo anno zero. Non c'è più la possibilità dell'anonimato, non c'è più la scelta della inautenticità e della mediocrità.

La vita da scegliere è unica, quella autentica, quella pellegrina verso i grandi traguardi dello spirito. Tutto l'altro è scelta della morte. Mai abbiamo vissuto una simile situazione, sconfortante ed esaltante nello stesso tempo. Mai siamo stati, così intensamente, attori protagonisti e responsabili del futuro dell'umanità. Mai le nostre capacità di progettazione sono state stimolate così brutalmente a difendere la vita e a cancellare dalla stessa ogni percorso di morte. Mai eventi storici sono stati così coinvolgenti, mai progetti di edificazione del mondo umano hanno varcato i limiti dei palazzi del potere e hanno raggiunto i luoghi più diversi. La partita non riguarda quindi solo le classi politiche, non riguarda solo i potenti del mondo, non riguarda solo gli scienziati e i grandi uomini di cultura: la sfida riguarda tutti i popoli e tutte le categorie sociali del mondo.

Papa Francesco ha parlato ripetutamente di vita nuova, e ha posto l'accento sul ruolo di un nuovo Umanesimo, non di quelli elitari e straordinari che abbiamo già conosciuto e che sono caduti di fronte a pianificazioni ideologiche nate nell'effimero di storie locali. Il nuovo vero Umanesimo, secondo Papa Francesco, è quello che annuncia e fonda la vita autentica, quello che promuove il bene e rigetta il male, ovunque annidato. L'Umanesimo non può limitarsi a settori culturali: l'Umanesimo sarà la cultura del futuro e avrà una sola dimensione. Sarà unitaria e universale o non sarà affatto. La storia ha chiuso le porte ad ogni parzialità, ad ogni nazionalismo, ad ogni colonialismo, ad ogni soggezione economica, ad ogni proposito di sopraffazione dell'uno nei confronti dell'altro popolo.

La storia ha imposto nuove regole, quelle dettate dalla natura umana e confermate dalla ragione, regole che Dio ha scritto, di proprio pugno, nel cuore di ciascuno. La nuova cultura, ossia il nuovo Umanesimo, sarà fondato su principi oggettivi, eterni e non su deliberazioni di consessi e consorzi umani. Indiscutibili ed eterni sono infatti i principi della nuova cultura: l'amore per la pace e l'odio per la guerra, la giustizia e l'uguaglianza delle opportunità per tutti gli uomini, la dignità e i diritti alla vita di ogni creatura umana, il rispetto, il bene, la solidarietà e la fraternità, la libertà e l'uso di tutte le potenzialità mentali possedute, l'educazione e l'educabilità di ogni uomo, il diritto alla felicità e alla perfetta letizia. Il mondo delle future generazioni dipenderà dallo spessore che noi oggi riusciremo a dare alle nostre argomentazioni e alle nostre deliberazioni.

Non possiamo non ricordare, con le stesse parole di Papa Francesco, la lotta che ci attende contro la cultura del provvisorio, la cultura delle cose immediate, delle cose presenti, delle cose vuote di significato. In questa mancano i valori del dialogo, del confronto, della solidarietà e della fraternità, i valori che fanno volare gli individui verso i grandi ideali della storia. C'è ancora oggi tanto disorientamento e questo è dovuto agli individualismi persistenti. Mancano le certezze, non ci sono voci autorevoli a stimolare le nostre menti e i nostri cuori. Anche la Chiesa, quella universale e quella particolare, soffre perché è alla deriva, come un guscio vuoto trasportato dall'acqua di un fiume, malgrado la fermezza e la bellezza del suo messaggio.

Ebbene riflettiamo insieme: vogliamo arginare questa deriva, vogliamo essere protagonisti della storia e continuare il cammino cominciato duemila anni or sono, o vogliamo cedere alle forze della improvvisazione e della provvisorietà? Scegliamo di essere volti di Dio o accettiamo il volto della barbarie? Certamente non potremo fare tanto ma quello che si fa insieme vale cento volte di più di fronte a Dio e all'umanità. Se riusciremo solo a capire le dimensioni di ciò che ci circonda, che condiziona la nostra vita e condizionerà la vita dei nostri figli, avremo assolto ad un compito di incalcolabile importanza. Una certa indifferenza resiste perché non abbiamo ancora capito lo spessore degli eventi che ci circondano. Il Papa ci chiama a camminare insieme, a incontrare, ad ascoltare, a discernere, a scegliere. Ci invita ad interrogarci sulla vita nostra e di tutti. Se poi agiremo di conseguenza sarà meraviglioso.

Proviamo ad immaginare e a sognare insieme una folla di persone che camminano insieme e si dirigono verso un unico luogo. Immaginiamo che un folto gruppo di giovani chiedano di confermare il proprio Battesimo! È l'ora del coraggio, è l'ora del rinnovamento, è l'ora che tutti pensino e parlino e indichino il cammino da fare. La base è il fondamento delle scelte, non il vertice, la base, coi suoi dubbi, le sue incompletezze e le sue crisi.

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