Epstein o le 120 giornate di Sodoma

20.02.2026

di Davide Catalano

Nulla è più anarchico del potere. Il potere fa praticamente ciò che vuole. E ciò che il potere vuole è completamente arbitrario o dettato da sua necessità di carattere economica, che sfugge alle logiche razionali».

Pier Paolo Pasolini pronunciò queste parole nel 1975, anno della sua morte, parole che sembravano assurde al tempo ma attualissime ai nostri di tempi, in cui, ogni giorno, sentiamo parlare degli "Epstein files", cioè 6 milioni tra immagini, email, video e molto altro, nei quali si vedono le persone più influenti del globo intente in atti di pedofilia, traffico di minori, abusi sessuali di gruppo, stupri e manipolazioni psicologiche. Non mi soffermerò sull'approfondimento del caso Epstein dato che se ne parla già molto in tutti i canali odierni di informazione, ciò su cui vorrei porre l'accento con questo articolo è come un film di oltre 50 anni fa, all'epoca ritenuto inadatto e censurato, fosse riuscito a mostrare l'aspetto più marcio e terribile del potere costituito e del suo amato capitalismo schizofrenico.

Per chi non conoscesse la trama di Salò o le 120 giornate di Sodoma: quattro Signori rappresentanti del potere, il Duca, il Vescovo, il Presidente della Corte d'Appello e il Presidente della Banca Centrale, incaricano le SS e i soldati della Repubblica di prendere in ostaggio un gruppo di ragazzi e ragazze provenienti da famiglie antifasciste. Dopo un'accurata selezione, si rifugiano in una villa di campagna arredata con opere d'arte moderna e presidiata da soldati nazifascisti. Inizia così "il gioco" perverso del Potere. La pellicola è divisa in 3 "Gironi": il Girone delle Manie, il Girone della Merda ed il Girone del Sangue. Questa storia ricorda (neanche troppo) vagamente proprio quella del sedicente filantropo Jeffrey Epstein che in un periodo che va dal 1998 al 2019 teneva delle feste sulla sua isola privata Little Saint James, invitando i più grandi detentori del potere della nostra contemporaneità e divertendosi insieme a loro ad esercitare ogni tipo di perversione e di sadismo su bambini e ragazzi e ragazze minorenni.

Secondo molti filosofi, le persone che esercitano il potere vengono "manipolate" dal potere stesso ed arrivano a credere che il mondo e le persone che vi ci abitano siano solamente un mezzo per esaudire i propri desideri e le proprie volontà. Qui torniamo all'origine del termine "sadismo" e cioè dal Marchese de Sade, il quale credeva che né Dio né le leggi né il sovrano regolasse l'uomo ma che l'uomo regolasse sé stesso in vista delle sue passioni.

Essendo de Sade vissuto durante l'epoca dell'Illuminismo, ne trasse un'interpretazione tutta sua, rivendicando sì l'utilizzo della ragione ma la sua "ragione" ed in quanto questa serviva per realizzare i propri desideri, soprattutto in campo sessuale, egli non sottostava ad esse bensì la utilizzava per dominare. Secondo de Sade la natura è disposta al male e di conseguenza lo è anche l'uomo e perciò non basta dire di combatterlo bensì, diventa necessario compiere azioni concrete, come il godere delle sofferenze altrui, sentire piacere nel far soffrire e la persona che soffre deve provare piacere a sua volta nella sofferenza. Sempre secondo de Sade, il fine ultimo del sadico sta nel rendere la vittima convinta di meritare tutte le crudeltà del sadico e nel renderla consapevole che il sadico in realtà vuole il suo bene. Possiamo dunque affermare che De Sade sarebbe stato un caro amico di Epstein e di tutti i suoi amici del Potere.

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