Federico Fellini e Luchino Visconti, una rivalità politica
di Davide Catalano
Anno 1962, in Italia è in corso la produzione di due film diretti da due dei più celebri registi italiani dell'epoca, rispettivamente, Luchino Visconti, famoso per aver scritto e diretto Rocco e i suoi fratelli (1960), Le notti bianche (1957)e Senso (1954) e Federico Fellini che aveva scritto e diretto film del calibro de La dolce vita (1960), Le notti di Cabiria (1957) e La strada (1954).
Curioso il fatto che, le date di uscita dei loro film maggiormente acclamati e rilevanti, coincidano ed è ancor più curioso che questa coincidenza, se così la volessimo definire, si ripresenti per Il Gattopardo e 8½. Le riprese dei due film iniziarono nello stesso mese, cioè maggio, e terminarono nello stesso mese, cioè ottobre e questa è solo una delle peculiari coincidenze che caratterizzò i due film ma soprattutto il rapporto tra i due registi, un rapporto che racchiude una trama politica molto più fitta di quanto si possa pensare.
Tutto comincia nell'estate del 1954. I due registi sono entrambi candidati a partecipare alla Mostra del Cinema di Venezia, Fellini con La strada e Visconti con Senso, due opere molto diverse: la prima è un melodramma d'epoca, girato a colori; l'altro è un film di ambientazione contemporanea, che non si può definire propriamente realista, ed è in bianco e nero. La pellicola di Fellini riceve da subito un commento positivo da parte dell'Ufficio cattolico: "un film suscettibile di far scoprire allo spettatore attento il senso cristiano del destino umano". Fellini sa bene che questa "patente" cattolica significa automaticamente inimicarsi il mondo comunista. Il problema del film di Visconti è l'opposto: la storia raccontata è controversa e inusuale per l'epoca ma, si teme anzitutto la sua esplicita e spesso anche esibita ideologia comunista. Un terzo film italiano viene presentato a Venezia: Giulietta e Romeo di Renato Castellani che si riteneva avesse tutte le carte in regola per rappresentare il cinema italiano senza problemi politici e storici.
L'attesa per la proiezione del film di Visconti è enorme, dato che Visconti è riuscito a portare il film finito solamente tre sere prima. Il pubblico borghese anticomunista esprime una forte disapprovazione, mentre la critica italiana (che al tempo è prevalentemente marxista) lo candida senza alcuna esitazione al Leone d'oro, diventando il cavallo di battaglia della sinistra italiana. Giulietta e Romeo viene accolto, sia dal pubblico che dalla critica, tiepidamente, viene riconosciuta la qualità della pellicola ma senza particolari ambizioni.
La sera prima della premiazione è il momento de La strada per il quale non ci sono però particolari aspettative. Alla fine della proiezione il pubblico libera uno scrosciante applauso, il film è piaciuto anche alla critica straniera che ne parla benissimo. La critica italiana, in particolare Guido Aristarco, ne parla in modo sprezzante: "Fellini è anacronistico, invischiato com'è in problemi e dimensioni umane largamente superate". È a lui che sarà ispirato il personaggio del critico odioso di 8½ che Guido (il protagonista), immaginerà di veder impiccato in una sala cinematografica. Arrivati alla premiazione, la sera del 7 settembre, il clima è tesissimo, da una parte i viscontiani e i collaboratori del regista che sono pronti ad urlare al boicottaggio in caso di vittoria de La strada e dall'altra i felliniani e i collaboratori di Fellini convinti di meritare il Leone d'oro. Inaspettatamente il premio più prestigioso della Mostra viene assegnato al film Romeo e Giulietta di Castellani, proclamazione che lascia tutti sconcertati. Il Leone d'argento viene assegnato a La strada e Fellini riscuote fieramente il suo premio con il sottofondo dei collaboratori viscontiani, capitanati da Franco Zeffirelli, che fischiano a più non posso in segno di protesta. A questo punto Moraldo Rossi, amico e collaboratore di Fellini, si dirige verso Zeffirelli e inizia a picchiarlo, dando vita ad una vera e propria rissa che per fortuna ha vita breve poiché i due gruppi vengono separati velocemente. Tutto ciò accade nel palazzo del Cinema la stessa sera nella quale un film italiano ha conquistato per la prima volta il Leone d'oro. Ed è qui che nasce una rivalità che durerà anni e che non finirà mai del tutto tra due dei registi italiani più celebri della storia: Luchino Visconti e Federico Fellini.
Fonti: "La bella confusione" di Francesco Piccolo edito da Einaudi




