Il cinema italiano è alla deriva… ma c’è ancora speranza

09.05.2026

di Davide Catalano

La sera del 6 maggio 2026 si è svolta la 71ª edizione dei David di Donatello, condotta da Bianca Balti e Flavio Insinna, presso gli studi di Cinecittà a Roma e trasmessa in diretta su Rai1.

Le città di pianura di Francesco Sossai ha dominato la cerimonia, vincendo ben 8 premi tra cui miglior regia, miglior film e miglior sceneggiatura originale, un enorme successo per un piccolo film indipendente ed uno spiraglio di luce nel buio pesto che domina l'industria cinematografica italiana.

A lasciare il segno sono stati alcuni interventi tra cui quello di Matilda de Angelis, vincitrice come miglior attrice non protagonista nel film Fuori diretto da Mario Martone e quello di Lino Musella, insignito del David come miglior attore non protagonista all'interno della pellicola Nonostante di Valerio Mastandrea. La prima ha parlato della decadenza del settore cinematografico italiano e delle sue ripercussioni sui lavoratori, i quali contribuiscono maggiormente alla realizzazione del prodotto finale ma che non si recano a ritirare i premi: "Mi spiace che si debba arrivare a vedere che viene umiliata un'intera categoria per ricordarci che esiste". Queste parole arrivano in una serata già segnata dalle manifestazioni fuori dagli Studios a Roma portate avanti dai lavoratori del comparto audiovisivo. "Il cinema deve essere pulito, onesto, sociale, politico" aggiunge la De Angelis di fronte alla platea in un periodo di forte crisi occupazionale e produttiva del settore.

Il secondo ha rivolto un ringraziamento "a tutte le donne e gli uomini della Global Sumud Flotilla e a tutti quelli che si impegnano e si espongono tutti i giorni contro gli orrori del mondo", poi nel finale ha aggiunto: "Non smetterò mai di dire: Palestina libera". Messaggi sacrosanti che, in questo peculiare momento storico, necessitano di essere veicolati attraverso l'arte e soprattutto attraverso il cinema che dovrebbe farsi portavoce di questi valori, quando in Italia lo è sempre meno.

Il decreto di ripartizione del fondo, riguardante l'industria dell'audiovisivo, è passato da 696 milioni nel 2025 a 606 nel 2026 ed è solo l'ultimo degli ingenti tagli inflitti al nostro cinema dal governo Meloni in favore di un tax credit che passa da quota 40 a quota 100 milioni di euro. Nella lettera di contestazione aperta da parte del Coordinamento Autori Autrici, firmata da oltre 200 protagonisti del settore, si legge: "Il Governo decide di raddoppiare la spesa per l'attrazione delle produzioni estere, e diminuire di due terzi i fondi erogati dal Ministero della Cultura per il finanziamento di scrittura, sviluppo, produzione e distribuzione dei progetti audiovisivi italiani di particolare qualità artistica, dei documentari e delle opere di animazione". L'ennesima mossa di questo governo di sedicenti patrioti il cui unico interesse è mantenere il potere e, nel raccontare la favola del "prima gli italiani", tagliano milioni alle produzioni interne al paese mentre ne regalano a quelle estere.

Proprio in questo momento di instabilità e di crisi dovrebbe tornare in auge il cinema politico di denuncia sociale che ha sempre contraddistinto noi italiani, il cinema che ci ha resi, negli anni '60 e '70 i migliori al mondo in questo settore, il cinema che ci ha fatto ridere e riflettere, il cinema che ci ha fatto piangere, il cinema che è stato specchio di una generazione intera, il cinema di De Sica, Rossellini, Scola, Petri, Pasolini, Fellini, Visconti, Germi, Risi, Rosi, Bellocchio… Noi siamo questo e quando il potere, qualunque esso sia, cerca di indebolire e delegittimare l'arte, allora è essenziale indignarsi e protestare.

C'è ancora speranza…

©Produzione riservata

Segui la nostra informazione anche su Facebook, Instagram o unendoti al nostro gruppo WhatsApp e visita il nostro canale Youtube

Share