Il rapporto tra la fede e la ragione: cosa è cambiato durante l’esperienza della pandemia

01.04.2021

di Egidio Cappello

La pandemia ha modificato profondamente la vita dei credenti. La chiusura nelle mura domestiche e l'esperienza della sofferenza hanno promosso bisogni di rivisitazione delle proprie convinzioni e dei propri stili di vita. Le più chiare modificazioni si sono registrate a livello linguistico e a livello relazionale. Il vocabolario ha acquisito novità straordinarie. Parole private di senso dal delirio scientista e materialista dei nostri tempi, nonché parole da tempo emarginate per effetto di una comunicazione ridotta a scambi di vita superficiale e non autentica, hanno recuperato il proprio volto e hanno ripreso vita. Penso ai concetti di umanità, di persona, di spirito, di natura, di società, di unità, di economia, di storia, di civiltà, di moralità, di educazione, di vita, di fede, di speranza, di bene comune, concetti sui quali si è tornati a fondare i propri itinerari di vita e le proprie attese.

L'intera comunicazione ha guadagnato una straordinaria ampiezza degli orizzonti comunicativi e ha scoperto l'indole autentica della ragione umana. Il rinnovamento linguistico si è accompagnato ad uno sviluppo delle capacità di riflessione, di lettura e di interpretazione degli avvenimenti. Anche la dialettica e il dibattito politico hanno avvertito forti stimolazioni ad assumere percorsi logici diversi e a promuovere progressive composizioni nell'ambito dei propri tradizionali orizzonti storici ed umani. La formazione del nuovo Governo di Mario Draghi, ne è chiaro esempio. Non c'è cultura o movimento che non abbia ascoltato, riflettuto e attinto alle provocazioni del virus.

L'eterno dibattito tra la fede e la ragione ha assunto notevoli stimoli alla correlazione e alla interazione delle proprie peculiarità. Il mondo della fede e quello della ragione si sono ritrovati in una più stretta relazione di valore e di significato. La pandemia ha fornito gli strumenti perché il credente scoprisse se stesso, le proprie capacità, le proprie virtù, e scoprisse l'unità del proprio mondo interiore. La ragione ha colto l'opportunità per capire se stessa, per capire i propri poteri e per sentire le proprie tensioni verso i grandi ideali della vita. L'individuo ha scoperto la propria intimità con Dio, notando la propria appartenenza al circuito dell'infinito amore tra il creatore e le sue creature. La ragione ha scoperto se stessa nella integralità delle sue funzioni e ha guadagnato la consapevolezza che una limitazione non può essere che posta dalla stessa ragione a proprio nocumento. La ragione ha scoperto che la fede è una propria virtù. E' vero che si riferisce essenzialmente a Dio, ma nello stesso tempo si collega ad ogni atto del pensiero. La fede è la condizione per capire, per ascoltare, per dialogare, per accogliere ed aprirsi sia al mondo terreno che a quello metafisico.

Abbiamo già conosciuto un periodo di assenza della fede e abbiamo avvertito quanto questa assenza sia nociva alla ragione. Per tre secoli si è creduto che il ridimensionamento della fede avrebbe creato le condizioni ideali perché la ragione raggiungesse il vertice del proprio cammino conoscitivo. Ancora oggi ci sono rigurgiti positivistici e materialisti nonché istanze di pensieri deboli, che sottolineano come la forza dell'una sia la morte dell'altra. Credo che queste idee siano testimonianze di come la ragione possa essere oltraggiata e ridotta per finalità che non hanno alcuna attinenza con il compito della ragione stessa. Viviamo oggi, nella drammaticità dei momenti storici, una favorevole congiuntura, un periodo in cui la ragione, sforando ogni chiusura imposta da aprioristiche convinzioni, chiede di più a se stessa e ottiene di più da se stessa.

La ragione non solo non considera più una assurdità la propria capacità di spalancarsi alla trascendenza, ma si adopera, contro e malgrado i propri limiti naturali, a volare in alto ed immergersi in orizzonti e idealità infiniti. Dice San Giovanni Paolo II che ogni atto della mente apre alla trascendenza, in quanto il pensare, il progettare, il desiderare, il ricercare, sono tutte condizioni che predispongono la mente umana a superare i propri limiti del momento. La fede, ha sottolineato Papa Francesco, è una virtù della ragione umana, e mentre tende alla comprensione di Dio, lavora a dare alla vita il significato che le è proprio.

Credo proprio finito il tempo del relativismo, dello storicismo, dell'empirismo e del materialismo, olocausti che la ragione ha consumato nei confronti di se stessa. E' tempo del coraggio, è tempo del passaggio pieno alla vita concreta. E' tempo di realizzare l'uomo e la persona umana, di dare corpo alla giustizia, alla pace, alla solidarietà e alla fratellanza, è tempo di dare al futuro la giusta dimensione, è tempo di tornare a parlare di felicità, di bene comune, di resurrezione, di eticità, di amore. Il mondo della fede è lo stesso del mondo della ragione: se la fede è povera è povera di conseguenza la mente umana.

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