Il Teatro Alla Scala celebra Dmitrij Dmitrievic Šostakovič nei cinquant’anni dalla scomparsa
"Lady Macbeth del distretto di Mcensk" ha debuttato Alla Scala il 7 dicembre e rimarrà in replica fino al 30
Giulia Zinedine Fuschino
L'Opera celebra uno dei più grandi pianisti e compositori del Novecento russo, Dmitrij Dmitrievic Šostakovič (Pietrogrado 1906 - Mosca 1975), ricorrendo quest'anno i cinquant'anni dalla scomparsa. Il Teatro Alla Scala, come di consueto, per la prima nazionale con le più alte cariche dello Stato ha ospitato la messa in scena di uno dei libretti più belli e di complessa genesi del compositore sovietico: Lady Machbeth del distretto di Mcensk, con la regia di Vasily Barkhatov, regista russo, e la direzione d'orchestra del M° Riccardo Chailly. L'opera, che ha ricevuto grandi applausi e recensioni positive dal pubblico, rimarrà in cartellone in replica fino al 30 dicembre.
Il lavoro di Šostakovič e la sua riscoperta moderna
Il libretto a firma di Aleksandr Prejs e di Šostakovič stesso nasce come adattamento per Opera dell'omonima novella dello scrittore ottocentesco Nikolaj Leskov. La Lady Macbeth russa (Леди Макбет Мценского уезда), disponibile in edizione italiana per i tipi Utet, vuole essere una trasposizione dell'omonimo personaggio shakespeariano nel contesto sociale e politico dello zarismo di Alessandro II Romanov. Leskov, facendosi portatore della disciplina più conservatrice, narra di Katerina, infelicemente sposata che, pur di coprire il tradimento e di vivere felicemente con l'amante Sergej, uccide il suocero e trama per uccidere il marito. Tutto ciò avrà un finale tragico.
Šostakovič rielabora questa storia in quattro atti e nove quadri e la porta in scena nel 1934 a Leningrado, consacrata dal pubblico come una delle più belle Opere. Il compositore, già famoso per il suo stile che coniuga l'avanguardia sovietica con la tradizione romantica russa (Stravinskij, Prokof'ev e successivamente Mussogorskij) e membro attivo del PCUS come artista militante fedele all'impostazione leninista, si scontra con il regime stalinista proprio su questa Lady Macbeth: Stalin, virando la rivoluzione sovietica verso un ritorno al conservatorismo, soprattutto circa il ruolo della donna-moglie, inveisce alla messa in scena di una donna così spregiudicata e sprezzante del matrimonio (che diventa istituto fondante in quegli anni 1935-1937). Così, il compositore, viene sbeffeggiato con un articolo sulla Pravda, organo di informazione ufficiale del PCUS, e poi sorvegliato dal NKVD. Šostakovič nelle intenzioni vuole portare un inno di liberazione della donna dal maschilismo più becero, rappresentato dal matrimonio d'interesse, quasi come un Ibsen, ma all'Opera; tuttavia lo riscrive per non scontrarsi ulteriormente col regime in una nuova edizione nel 1936. Oltre questo, ricordiamolo come l'artista fedele a Lenin e, comunque sia, alla Rivoluzione sovietica (fino a diventare pompiere volontario durante l'assedio di Leningrado e comporre la Sinfonia n.7 in memoria della tragicità della guerra contro il nazismo), come grandissimo artista a livello mondiale, che forse i più conosceranno per il Valzer n.2.
La scelta e messa in scena oggi dell'edizione originale del 1934 non è casuale: vuole essere un manifesto di come la cultura russa ha ancora tanto da dire e tanto da insegnare, a dispetto della censura insensata, dovuta ad un'insensata guerra – come tutte – che si trascina da quattro anni morte e sofferenza, e propone di riflettere su come le donne ancora oggi subiscano. E, forse, Šostakovič era e rimane il migliore per esprimere tutto questo in musica.




