Isernia, una fiaccolata per la dignità: l’ospedale "Veneziale" non si tocca
L'appuntamento è in Piazza Celestino V alle ore 17.00 per dirigersi verso l'ospedale e culminare in Largo Cappuccini
di Paolo Scarabeo
Domani sera (18 gennaio), Isernia - e tutti i paesi della Provincia che hanno capito che è in gioco la propria esistenza - scenderanno in strada con una fiaccola in mano. Non sarà una semplice manifestazione, né l'ennesimo rito di protesta destinato a spegnersi nel tempo breve di una notizia. Sarà, piuttosto, un gesto collettivo di responsabilità civile, un atto di amore verso un territorio che da troppo tempo è costretto a difendersi per sopravvivere.
Questa fiaccolata nasce da un movimento spontaneo e determinato, generato dal coraggio e dalla tenacia del sindaco di Isernia, Piero Castrataro, che da oltre venti giorni dorme sotto una tenda davanti all'ospedale "Veneziale". Un gesto forte, radicale, tutt'altro che simbolico, che ha scosso le coscienze e rotto il muro dell'indifferenza. Un sindaco che sceglie di condividere il disagio, di esporsi in prima persona, di trasformare il ruolo istituzionale in presidio civile permanente.
La fiaccolata in difesa dell'ospedale "Veneziale" rappresenta la voce di una comunità che chiede rispetto. Rispetto per la propria dignità, per il diritto alla salute, per una sanità pubblica che non può essere trattata come una voce di bilancio da ridimensionare. Soprattutto in una terra come il Molise, segnata da molteplici forme di povertà: quella demografica, quella economica, quella sociale. Qui lo spopolamento avanza, le opportunità diminuiscono, le fragilità aumentano. In questo contesto, colpire un presidio sanitario strategico non è solo un errore politico: è una ferita inferta a un intero territorio.
L'ospedale di Isernia non è un lusso. È una necessità vitale. È un punto di riferimento essenziale per migliaia di cittadini, molti dei quali anziani, soli, impossibilitati a spostarsi altrove. Difendere il "Veneziale" significa difendere il diritto a restare, a vivere, a non essere cittadini di serie B.
Ma questa battaglia non può fermarsi alla denuncia dei tagli. Deve anche avere il coraggio di chiamare le responsabilità con il loro nome. Perché oggi assistiamo a un paradosso politico che non può essere ignorato. A imporre scelte "austere" per uscire dal commissariamento della sanità molisana sono, in alcuni casi, gli stessi che quel commissariamento lo hanno prodotto.
È un fatto storico: uno degli attuali commissari alla sanità, Ulisse Di Giacomo, fu assessore alla sanità durante il governo regionale di Michele Iorio. In quegli anni, dopo che il governo Prodi aveva quasi azzerato il debito sanitario del Molise, la gestione Iorio–Di Giacomo riportò i conti fuori controllo, fino al commissariamento che ancora oggi grava sulla sanità regionale. Chi ha contribuito a determinare quel disastro oggi si propone come risolutore. È quanto meno paradossale. Ed è legittimo che i cittadini ne mettano in discussione la credibilità.
A rendere il quadro ancora più amaro è il silenzio di chi rappresenta il Molise nelle istituzioni nazionali. Un silenzio assordante, che sa di subalternità alle logiche di partito, mentre una comunità intera chiede tutela e futuro. Quando è in gioco il diritto alla salute, non dovrebbero esistere appartenenze che tengano.
La fiaccolata di domani non è contro qualcuno, ma per qualcosa di essenziale. È per la sanità pubblica. È per l'ospedale "Veneziale". È per il Molise che rifiuta di essere sacrificato sull'altare dei numeri e delle responsabilità mai assunte. È un invito a ricordare che senza salute non c'è futuro, e senza rispetto non c'è democrazia.
Domani, a Isernia, non sfileranno solo fiaccole. Sfilerà la dignità di una comunità che ha deciso di non restare in silenzio.





