Le città di pianura è il “Sorpasso” moderno?
Il film di Francesco Sossai, uscito nelle sale ad ottobre dell'anno scorso, è disponibile su MUBI. Vi spieghiamo perché vederlo
di Giulia Zinedine Fuschino
Italia, oggi. Due vecchi amici (Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla) sono all'eterna ricerca del bicchiere della staffa. Nonostante siano di mezz'età, la loro vita è notturna, sempre su strada, girando per locali e sfuggendo ai posti di blocco, come ventenni. Tuttavia, è proprio in un ventenne che si imbattono, Giulio, studente di architettura (Filippo Scotti). Con lui intraprenderanno un viaggio in macchina nelle città di pianura tra Treviso, Mestre e Venezia. Nonostante questo errare dei protagonisti sia ambientato in questa parte di Veneto, il film non ha uno scopo "turistico" o di scoperta dei luoghi, tutt'altro: il tour rappresenta un momento di confronto tra i tre, generazionale e personale, dove le loro storie s' incontrano e si fondano con la ricerca di una tranquillità: per i due amici si traduce in una scoperta del proprio territorio come luogo tranquillo e rasserenante lontano dal chiasso dei locali e dalla 'vita spericolata'; per Giulio l'armonia è data dall'architettura, dall'armonia dello spazio. Con questa generazionale amicizia tutti e tre cambiano il loro modo di vedere le cose, pur non rinunciando a sé stessi.
In parte, questo film ha ricordato a chi scrive il Sorpasso di Dino Risi, dove il personaggio di Trintignant, timido studente e molto diligente, incontra l' adulto scapestrato (Gassman) e, in giro in macchina con lui, instaura questa amicizia che lo porta a cambiare e tanto vale anche per il personaggio di Gassman. Questi due motivi sembrano riaffiorare, ovviamente con stile e epoca diversi, in questo secondo lungometraggio di Sossai, che ci invita a riflettere su quanto breve e interessante possa essere la vita se si possiede ancora la capacità di divertirsi, nonostante i propri fallimenti e miserie, e di incuriosirsi verso ciò che è diverso dal proprio modo di vedere la vita (ad esempio razionalità dell'architettura-vita spericolata).
Forse, per dirla alla Vasco, il film vuole parlare di chi cerca una propria forma di resistenza ai guai della vita, alla crisi sociale sempre più ampia in un Paese che corre:
«E poi ci troveremo come le star, a bere del whisky al Roxy bar. O forse non c'incontreremo mai, ognuno a rincorrere i suoi guai. Ognuno col suo viaggio, ognuno diverso. E ognuno in fondo perso dietro i fatti suoi, suoi».




