Leggiamo la pace con gli occhi giusti

22.04.2021

La parola pace è usata oggi con frequenza inaudita, in ogni luogo, dai palazzi di governo ai crocicchi delle strade, tale è l'ampiezza delle discordie, delle violenze e delle crudeltà che si consumano nel mondo. La pace è tra le aspirazioni più forti dell'attuale generazione. Ma la parola è costantemente inserita in quadri congetturali parziali, ideologici, politici, economici e finisce con l'indicare strumenti idonei al conseguimento di vantaggi di pochi. Nella corsa agli individualismi, oggi imperante, si va perdendo il carattere universalistico del termine. 

La pace è sempre più la capacità di tenere a freno esigenze e bisogni ed è questione di cifre, di numeri, di armi, di potere, di privilegi. La pace non ha tra le proprie finalità la costruzione del bene di tutti bensì quello dei gruppi forti, e accoglie con naturalezza gli aspetti più deleteri della convivenza umana come le segregazioni, le segmentazioni sociali, le ingiustizie, le povertà. Oggi la guerra appare più forte della pace, la violenza appare più forte della concordia e della comunione. 

Le ragioni sono nel fatto che la pace ha abdicato a se stessa, ha abdicato al suo compito di salvaguardia del creato e si è disumanizzata assumendo il volto di interessi parziali e temporanei. Gli operatori di pace sono ai piedi, in ogni contesto sociale, di muri che appaiono invalicabili e sono indotti a rinunciare alla lotta per il bene. La pace oggi è una parola senza anima, una parola priva di vita, una parola di un vocabolario lontano, obsoleto, svuotato di senso. Ognuno fa esperienza di una condizione terribile: mentre avverte bisogni nuovi, mentre percepisce sensazioni di apertura alla collaborazione e alla solidarietà, mentre sembra di toccare con mano percorsi di pace autentica, si rende conto della incapacità propria e dell'intera comunità civile a trasformare il mondo ideativo in reali percorsi di vita. La condizione è drammatica e progressiva: si ha la percezione di una irremovibile impotenza. Le argomentazioni proposte dai comunicatori sociali, manifestano che nello spirito della unitarietà e della collaborazione si collocano necessariamente questioni economiche, problematiche sociali e politiche, interessi di casta: il tema diventa capitolo del libro dei poteri, dei grandi poteri mondiali. 

E' palese che il senso della pace, oggi dominante, è bugiardo. Gli uomini per bene hanno il compito di leggere e capire le condizioni che fondano la pace di oggi, recuperando nello stesso tempo i saperi e i valori giusti, cogliendo il cammino autentico dell'umanità. Quali sono i fondamenti di un percorso di pace fattibile ed autentico? Quale cultura può fornire gli strumenti perché il bisogno di pace sia autentico e non si risolva in tregue, in deliberazioni di "cessate il fuoco", in intervalli necessari per oleare le armi? 

La voce di Cristo è fondamentale, è unica per la soluzione del problema epocale che ci domina. Questa voce non è sotto il moggio; essa è stata gridata ai potenti del pianeta, da uomini di cultura, da artisti, da scrittori, da tutti i pontefici del novecento, a cominciare da Benedetto XV che richiamò i belligeranti a concludere quell'inutile strage costituita dal primo conflitto mondiale, fino a Francesco, che oggi richiama i polli di Renzo dei nostri giorni a cercare metodologie umane per avviare e consolidare percorsi di pace. La pace non può essere un termine vuoto, deve avere un'anima e deve avere un corpo, deve avere dei tratti distintivi irrinunciabili. 

La pace è il benessere di tutti, è la vita di tutti, è il rispetto degli uomini e del creato, è il progresso economico di tutti i popoli, è l'uso razionale e ponderato delle risorse naturali; la pace è donazione, è rinuncia gioiosa, è condivisione, è amore, è tenerezza, è aiuto, è considerazione, è solidarietà, è partecipazione, è dialogo, è sensibilità, è distruzione di ogni tipo di strumento che uccide. La pace impone la conoscenza dell'uomo, della persona, impone la conoscenza dei diritti dell'uomo, oltre quelli codificati, impone cuori docili, intelligenze docili, aperte al mondo, sensibili ai drammi e alle storture del mondo. La pace è la verità, è la virtù dell'uomo, la pace è il coraggio, è la forza dei popoli; la pace è l'unico cammino che Gesù ha tracciato per l'umanità. La pace è solidarietà, è libertà, è universalità, è unitarietà, è santità, è divinità. La pace è buona novella, è linguaggio leggero, è comunicazione che racconta la vita di Dio. "La pace sia con voi", dice tante volte Gesù ai suoi discepoli, volendo sottolineare agli uomini, a tutti gli uomini, la grandezza delle risorse intellettive di cui ognuno è in possesso e la bellezza della storia umana. Il cristiano è operatore di pace; la condizione che stiamo vivendo vuole che ogni uomo lo sia.

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