“Magnifica Humanitas”, l’enciclica di Leone XIV: l’intelligenza artificiale va “disarmata” per salvare l’uomo

25.05.2026

di Paolo Scarabeo

Con Magnifica Humanitas, la sua prima enciclica, Papa Leone XIV entra nel cuore di una delle questioni decisive del nostro tempo: il rapporto tra l'uomo e l'intelligenza artificiale. Presentato nella Sala Stampa Vaticana il 25 maggio, il documento si colloca nella grande tradizione della dottrina sociale della Chiesa, raccogliendo l'eredità della Rerum Novarum di Leone XIII e aggiornandola all'epoca della rivoluzione digitale.

Non è un testo contro la tecnologia. È, piuttosto, una riflessione profonda sul destino umano in una stagione storica in cui la potenza tecnica sembra crescere più rapidamente della capacità morale di governarla. Per questo l'enciclica pone al centro la dignità della persona, interrogandosi sul futuro della libertà, del lavoro, delle relazioni sociali, della giustizia e persino della pace.

Nel corso della conferenza stampa, il cardinale Pietro Parolin ha definito l'intelligenza artificiale "una svolta epocale", capace di ridefinire il modo stesso di comprendere l'uomo. La questione, ha spiegato, non riguarda soltanto l'efficienza degli strumenti tecnologici, ma il criterio con cui essi vengono orientati. La tecnica, infatti, non può misurarsi esclusivamente sulla rapidità dei risultati o sulla produttività: deve restare ancorata alla verità della persona umana.

Il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, ha invece sviluppato il nucleo più teologico – che ha preferito definire teologale - dell'enciclica. Il titolo stesso, Magnifica Humanitas, contiene il cuore del messaggio: l'umanità, pur ferita dal male, resta "magnifica" perché ogni uomo conserva una dignità infinita. In un tempo attraversato da guerre, nuove schiavitù e culture dell'indifferenza, il Papa rifiuta ogni tentazione postumana o transumanista che immagini di superare l'uomo attraverso la tecnologia. La fragilità, il limite, persino la sofferenza, vengono riletti come luoghi nei quali l'essere umano matura, ama e cresce spiritualmente. "Per eliminare totalmente il dolore – afferma il testo – bisognerebbe spegnere anche l'amore".

L'enciclica non demonizza il progresso scientifico né le conquiste dell'intelligenza artificiale, soprattutto in ambito medico e sociale. Tuttavia, mette in guardia da una visione tecnocratica che rischia di ridurre la persona a dato, prestazione o funzione algoritmica. La vera trascendenza dell'uomo, sostiene Leone XIV, non nasce dalla macchina ma dalla grazia: non dal superamento artificiale dei limiti, ma dalla capacità di diventare pienamente umani attraverso la fede, la speranza e la carità.

Il momento più forte della presentazione è stato però l'intervento conclusivo dello stesso Pontefice. Parlando in inglese, Leone XIV ha pronunciato parole destinate a segnare il dibattito internazionale: "L'intelligenza artificiale ha bisogno di essere disarmata". Una formula volutamente forte, scelta – ha spiegato – per "risvegliare le coscienze".

Il Papa ha paragonato la sfida dell'IA a quella affrontata dalla comunità internazionale con il disarmo nucleare. Come l'energia atomica, anche l'intelligenza artificiale può diventare strumento di dominio, esclusione e morte se non viene sottoposta a un adeguato discernimento morale e a un controllo pubblico responsabile. Leone XIV ha denunciato i rischi di sistemi d'arma autonomi sottratti al controllo umano, ma anche gli algoritmi che discriminano nell'accesso alla salute, al lavoro e alla sicurezza sociale.

La risposta della Chiesa non consiste in un rifiuto della modernità, bensì nella costruzione di una "civiltà dell'amore", espressione cara a Paolo VI e Giovanni Paolo II. Per questo il Papa invita credenti, scienziati, governi e istituzioni a collaborare affinché il progresso tecnologico resti al servizio dell'uomo e non viceversa. "Nessuno – ha detto – può essere ridotto alla propria produttività, alle prestazioni cognitive o ai dati".

L'enciclica si chiude così con un appello che è insieme spirituale e civile: restare vigili, custodire l'umano, non lasciare che la tecnica prenda il posto della coscienza. Per Leone XIV, il futuro non è già scritto dagli algoritmi. Dipenderà dalla capacità dell'uomo di restare uomo.

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