Maledetto dio denaro!

26.05.2021

Fermati questa notte, i tre indagati hanno ammesso che sapevano dei malfunzionamenti alla cabina in cui sono morte 14 persone: «Per evitare ulteriori interruzioni al servizio - spiegano gli inquirenti - hanno scelto di lasciare la "forchetta" che impedisce al freno d'emergenza di entrare in funzione»

Le persone arrestate all'alba per la strage della funivia Stresa-Mottarone hanno ammesso che «il freno non è stato attivato volontariamente». Lo conferma il tenente colonnello dei carabinieri Alberto Cigonani dopo i fermi del gestore dell'impianto Luigi Nerini, titolare della Ferrovie del Mottarone, il direttore dell'esercizio Erico Perocchio e il responsabile del servizio, l'ingegnere Gabriele Tadini, che ha ammesso la colpa. I tre sono accusati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e rimozione degli strumenti atti a prevenire gli infortuni aggravato dal disastro e lesioni gravissime. Secondo la procuratrice di Verbania Olimpia Bossi, che ha svolto gli interrogatori da ieri pomeriggio con la pm Laura Carrera, tutti erano consapevoli che la funivia fosse tornata attiva lo scorso 26 aprile con «il sistema di emergenza freni manomesso», visto che sulla cabina precipitata era stata messa una "forchetta", cioè un dispositivo che ha permesso di disattiva il freno e mai rimosso, per ovviare a un guasto più grave che invece avrebbe richiesto lo stop dell'impianto, con le conseguenti perdite economiche che ha significato invece la perdita di 14 vite umane.

I tre fermi per la procuratrice Bossi sono «uno sviluppo consequenziale, molto grave e inquietante, agli accertamenti che abbiamo svolto. Nella convinzione che mai si sarebbe potuto verificare una rottura del cavo si è corso il rischio che ha purtroppo poi determinato l'esito fatale». La "forchetta" lasciata sulla cabina che è precipitata agiva da divaricatore per distanziare le ganasce dei freni e che invece avrebbero dovuto bloccare il cavo portante, nel caso di rottura del cavo trainate. Quel dispositivo non sarebbe stato rimosso, spiegano gli inquirenti, per «evitare disservizi e blocchi della funivia». Un rimedio che avrebbe permesso di rimettere in attività la funivia, nonostante «il sistema presentava delle anomalie» e avrebbe avuto bisogno «di un intervento più radicale con un blocco se non prolungato, consistente». 

La funivia Stresa-Mottarone era tornata in funzione dallo scorso 26 aprile e da «più giorni viaggiava in quel modo e aveva fatto diversi viaggi» ha spiegato la procuratrice Bossi. Le anomalie sull'impianto però erano note anche prima della ripartenza dello scorso mese. Nel frattempo però erano scattate le riaperture a livello nazionale, con l'allentamento delle misure restrittive anti Covid. L'attività è comunque tornata operativa nonostante «gli incidenti si sono verificati con cadenza se non quotidiana comunque molto frequente». Lo scorso 3 maggio erano quindi partite le richieste per una serie di interventi tecnici, che però hanno solo rimediato al problema «ma non erano stati risolutivi».

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