Mattarella richiama il Paese, il Molise resta inascoltato: la sanità non si smantella
Dal Quirinale parole nette che sembrano pronunciate guardando proprio al Molise e alla Provincia di Isernia: "Il necessario radicamento dei servizi di cura non può tollerare disparità fra territori, a partire dalle aree interne dell'Italia".

di Paolo Scarabeo
Nel giorno in cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scelto parole nette per difendere il valore della sanità pubblica e il ruolo degli infermieri, dal Molise si alza invece il rumore amaro di una terra che continua a perdere servizi essenziali, diritti e dignità.
Dal Quirinale è arrivato un messaggio chiarissimo: "Il diritto universale alla salute rappresenta una pietra angolare della nostra democrazia". E ancora: "Il necessario radicamento dei servizi di cura non può tollerare disparità fra territori, a partire dalle aree interne dell'Italia". Parole che sembrano pronunciate guardando proprio al Molise e alla provincia di Isernia, dove da anni la sanità viene ridotta a un esercizio ragionieristico, lontano dalle persone reali, dai bisogni, dalla sofferenza quotidiana.
Mentre il Presidente della Repubblica parla di prossimità, cura, presenza dello Stato, i commissari della sanità molisana continuano a scegliere la strada opposta: tagli, ridimensionamenti, chiusure. E il simbolo più drammatico di questa deriva resta la chiusura del punto nascita di Isernia, una ferita aperta che nessuna giustificazione tecnica o burocratica riuscirà mai a rendere accettabile.
Perché un punto nascita non è un numero dentro un piano operativo. È sicurezza. È diritto. È tutela delle donne. È garanzia per le famiglie delle aree interne. È presenza dello Stato nei territori più fragili. Chiuderlo significa dire a centinaia di madri che vivere lontano dai grandi centri equivale ad avere meno diritti.
E oggi quella rabbia è esplosa con forza nelle strade di Isernia.
Accanto agli operatori sanitari, ai cittadini, alle famiglie, alle mamme che domenica scorsa hanno protestato davanti all'ospedale isernino, ci sono stati anche gli studenti delle scuole isernine. Giovani che hanno deciso di non restare in silenzio davanti allo smantellamento progressivo della sanità pubblica. La loro presenza in piazza pesa più di tante dichiarazioni ufficiali: perché quando ragazzi e ragazze sentono il bisogno di manifestare per difendere un ospedale, significa che la misura è colma.
Hanno gridato il loro no ai tagli, alla chiusura del punto nascita, all'abbandono delle aree interne. E soprattutto hanno detto no a una politica sanitaria che continua a trattare il Molise come una periferia sacrificabile.
Le parole di Mattarella dovrebbero oggi risuonare come un atto d'accusa morale contro chi ha governato e continua a governare la sanità molisana senza ascoltare i territori. Quando il Capo dello Stato ricorda che "non può esservi un diritto alla salute diseguale per i cittadini", sta affermando un principio che qui viene violato ogni giorno.
Perché in Molise nascere, curarsi, affrontare un'emergenza o semplicemente accedere a servizi sanitari efficienti sta diventando sempre più difficile. E tutto questo mentre si continua a chiedere sacrifici ai cittadini, agli infermieri, ai medici, al personale sanitario, lasciati troppo spesso soli dentro strutture impoverite di mezzi e organici.
La verità è semplice: la sanità molisana non può essere governata soltanto con i parametri economici. Non si amministrano le comunità cancellando presìdi essenziali. Non si salvano i conti mettendo a rischio la vita delle persone.
Chi oggi continua a difendere certe scelte dovrebbe avere il coraggio di guardare negli occhi le madri costrette a percorrere decine di chilometri per partorire, gli anziani delle aree interne, i giovani che vedono il proprio territorio svuotarsi anche dei servizi fondamentali.
Il discorso del Presidente della Repubblica non è stato soltanto una celebrazione degli infermieri. È stato un richiamo forte alla responsabilità istituzionale. E in Molise quel richiamo non può cadere nel vuoto. Perché la salute non è un privilegio geografico. È un diritto costituzionale. E i diritti non si tagliano.


