Molise, la fuga dei laureati e la sfida a trattenere il capitale umano
In un Sud che continua a svuotarsi, il Molise si colloca tra le regioni più fragili, incapace di offrire opportunità adeguate a chi completa un percorso universitario.
Il Molise perde i suoi giovani più qualificati e fatica sempre di più a trattenerli, delineando una delle emergenze più silenziose ma profonde che attraversano oggi il Mezzogiorno. È quanto emerge con chiarezza dal rapporto SVIMEZ "Un Paese, due migrazioni", presentato a Roma in collaborazione con Save the Children, che fotografa una dinamica ormai strutturale: la partenza crescente di capitale umano verso il Centro-Nord e l'estero. In un Sud che continua a svuotarsi, il Molise si colloca tra le regioni più fragili, incapace di offrire opportunità adeguate a chi completa un percorso universitario. Il tasso di occupazione dei laureati si ferma all'81,6%, il più basso d'Italia, mentre le retribuzioni medie, circa 1.468 euro netti al mese, restano lontane dagli standard delle aree più dinamiche del Paese, rendendo difficile competere con le prospettive professionali offerte altrove.
Il dato più significativo riguarda la capacità del territorio di assorbire i propri giovani: solo il 66,7% di chi consegue la laurea in Molise trova un impiego nella regione entro tre anni dal titolo, il che significa che un giovane su tre è costretto a cercare altrove il proprio futuro. Non si tratta più di una mobilità temporanea o di esperienze formative fuori regione, ma di trasferimenti stabili che svuotano progressivamente il tessuto sociale ed economico locale. Il rapporto evidenzia come l'emigrazione dal Sud sia diventata sempre più qualificata: dal 2002 al 2024 quasi un milione di under 35 ha lasciato il Mezzogiorno e la quota di laureati tra chi parte è passata dal 20% al 60%, trasformando quella che un tempo era una migrazione soprattutto di manodopera in una fuga di competenze e professionalità. Per territori già fragili, ciò significa perdere energie vitali, innovazione e capacità di costruire sviluppo.
A questa dinamica si intreccia la crisi demografica, che nel Molise assume dimensioni particolarmente preoccupanti. Le proiezioni al 2050 indicano un calo della popolazione vicino al 19,4%, tra i più elevati a livello nazionale, con conseguenze che vanno ben oltre la semplice riduzione numerica degli abitanti: meno giovani significa meno forza lavoro, minore attrattività per le imprese, riduzione dei servizi e ulteriore indebolimento del tessuto economico. Si crea così un circolo vizioso in cui la scarsità di opportunità spinge a partire e le partenze riducono ulteriormente le possibilità di crescita del territorio. Il quadro delineato dal rapporto non riguarda soltanto l'economia ma il destino stesso delle comunità locali, perché trattenere i giovani laureati significa salvaguardare il capitale umano formato sul territorio e garantire una prospettiva di futuro.
La sfida appare quindi strutturale e chiama in causa politiche di lungo periodo capaci di creare lavoro stabile e qualificato, sostenere l'imprenditorialità giovanile, potenziare infrastrutture e servizi e valorizzare università e ricerca. Senza un intervento deciso, il rischio è che il Molise continui a formare talenti destinati a costruire altrove il proprio percorso di vita, mentre il territorio si avvia verso un progressivo spopolamento. La questione non è soltanto economica ma sociale e culturale, perché riguarda la possibilità per un'intera generazione di scegliere se restare e, con essa, la possibilità per una regione di non perdere definitivamente la propria vitalità.




