Niente si crea, niente si distrugge: tutto si proroga. Il Molise ostaggio dei commissari eterni

03.01.2026

"Niente si crea, niente si distrugge, tutto si trasforma". Peccato che in Molise la celebre legge di Lavoisier sembri essersi fermata alla prima metà: nulla si distrugge, nulla si chiude, nulla finisce davvero. Tutto si proroga. Per l'ennesima volta.

È stata infatti rinnovata per un altro anno – fino al 31 dicembre 2026 – la proroga ai commissari liquidatori delle Comunità montane del Molise. Enti che, sulla carta, dovrebbero essere in liquidazione da quindici anni. Nella realtà, invece, continuano a sopravvivere come zombie amministrativi: formalmente morti, sostanzialmente intoccabili.

Qui non siamo di fronte a un percorso complesso o a una transizione difficile. Siamo davanti a una messa in scena permanente, a un meccanismo che si autoalimenta attraverso rinvii, proroghe e promesse di riforma mai mantenute. Un copione ripetuto all'infinito, che ha ormai assunto i contorni grotteschi di un cinepanettone istituzionale: sempre uguale a se stesso, con gli stessi protagonisti e la stessa sceneggiatura. Si rinvia, si proroga, si annuncia una legge che non arriva mai. Nel frattempo, l'unica cosa che viene davvero "liquidata", con puntualità svizzera, sono gli stipendi dei commissari.

Il presidente della Giunta regionale, Francesco Roberti, ha firmato l'ennesimo atto che conferma al loro posto i commissari liquidatori, "fatta salva – si legge – l'approvazione della legge di riordino della materia che disponga in materia differente". Una formula ormai logora, una clausola di stile che da anni giustifica l'immobilismo più totale.

I nomi sono sempre quelli. Carlo Antonio Perrella commissario per le Comunità montane 'Fortore molisano', 'Centro pentro' e 'Matese'. Giovancarmine Mancini per 'Trigno medio Biferno', 'Alto Molise', 'Cigno valle Biferno' e 'Trigno monte Mauro'. Pompilio Sciulli per le Comunità montane 'del Volturno' e 'Sannio'. Alessandro Amoroso per la 'Molise centrale'.

A ciascuno di loro spetta un compenso lordo mensile pari a 1.850 euro. Tradotto: oltre 110 mila euro l'anno di denaro pubblico complessivamente impegnati per tenere in vita enti che, nei fatti, non producono nulla.

Il tutto mentre il Molise si svuota. Mentre i giovani scappano, le famiglie si dividono, i paesi invecchiano e muoiono lentamente. Mentre migliaia di molisani sono costretti a vivere a centinaia di chilometri da casa per lavorare, la politica regionale continua a praticare il gioco delle tre carte: spostare, rinviare, nascondere. Sempre gli stessi nomi, sempre gli stessi incarichi, sempre gli stessi risultati: zero.

Il Molise non è un'eccezione né un'anomalia: è uno specchio impeccabile dell'Italia. Un riflesso fedele di un sistema in cui amichettismo, favori, incarichi e poltrone rappresentano l'unico vero interesse della politica. Qui non si governa per costruire futuro, ma per conservare equilibri, mantenere rendite di posizione e garantire continuità a una classe dirigente che sopravvive a se stessa. Il resto – sviluppo, giovani, territori, comunità – è solo contorno sacrificabile.

Perché una regione che non riesce nemmeno a chiudere enti inutili da quindici anni è una regione che ha smarrito il senso del tempo, della responsabilità, del futuro. Finché la politica continuerà a prorogare se stessa, il Molise continuerà a perdere tutto il resto.

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