“Norimberga”: i pericoli del potere di ieri (e di oggi)
Diretto da James Vanderbilt, il film del 2025 è ora disponibile su HBO Max in versione italiana. Russell Crowe è Hermann Göring
di Giulia Zinedine Fuschino
La Storia spesso si serve di uomini "anonimi" per essere compresa e per vie che spesso non seguono la logicità si può arrivare a comprendere il funzionamento della macchina del potere nazista senza essere storici o filosofi. È il caso oggetto del film "Norimberga".
7 maggio 1945. La Germania nazista non ha ancora firmato la resa ma il carcere militare alleato ha un altro prigionerò politico, forse il più illustre: Hermann Göring, il Maresciallo del Reich, il braccio sinistro di Hitler. Non appena la guerra finisce, l'obiettivo di Stati Uniti e Inghilterra è quella di processare i superstiti della piramide nazista per crimini di guerra con equo processo, secondo la convenzione di Ginevra. Alla sbarra, davanti al tribunale militare internazionale, composto da Stati Uniti, Inghilterra, Unione Sovietica e Francia (di fatto vincitori), anche Hess e altri 24 nazisti. Per svolgere questo enorme evento si sceglie la città di Norimberga, da dove Hitler promulgò le Leggi razziali nel 1935. Per elaborare dei profili psicologici dei detenuti eccellenti e per evitarne il suicidio, viene convocato lo psichiatra Douglas Kelly. Il film racconta gli incontri tra Göring e lui, gli incontri con gli altri gerarchi, la stesura dei verbali e del libro che ne scaturirà.
La narrazione si focalizza sul rapporto del medico con Göring, il quale mostra atteggiamenti da narcisista e sociopatico ma che tuttavia riesce ad entrare nella psiche del dottore. Tuttavia, la psichiatria si rivela l'arma vincente del caso, in fin dei conti dal film si evince che Kelly non teorizza la banalità del male, ma ne dà una spiegazione psichiatrica.
La necessità di un terzo film sul processo di Norimberga? Non è strettamente sul processo in sé o sulle ragioni dei vinti e i nodi morali del portare alla sbarra gli esecutori della Shoah, questioni già trattate in "Vincitori e vinti" (1961) e "Norimberga "(2000), ma è sulla psicosi del potere si potrebbe dire. Il Maresciallo del Reich, interpretato benissimo da Russell Crowe, è l'emblema del potere come macchina umana del male e questa storia continua, nelle sue varie sfumature, ad essere monito per l'oggi. La mitomania è la strada per il potere e il potere è la strada per la mitomania, ma con quali conseguenze?



