Park Chan-wook e il suo nuovo capolavoro
di Davide Catalano
Dal primo gennaio di questo 2026 è disponibile il film No other choice in tutti i cinema italiani, o almeno quasi tutti, rischiando di rimanere schiacciato dall'uscita del nuovo film di Luca Medici in arte Checco Zalone e di Gennaro Nunziante, Buen camino, per il quale Medusa ha imposto alle multisale una clausola molto stringente secondo cui il cinema in questione, per poter proiettare il film, avrebbe dovuto programmarlo per almeno 5 settimane, acquistare e programmare almeno un altro film di Medusa e se si fosse rifiutato di proiettarlo a Natale non avrebbe potuto farlo fino a dopo febbraio. Forzature e scorrettezze a parte, No other choice è scritto e diretto dal regista e sceneggiatore sudcoreano Park Chan-wook e presentato in occasione dell'82esima edizione del Festival del Cinema di Venezia. Lo stesso regista aveva scritto e diretto film come Old boy e Mademoiselle (candidato alla Palma d'oro a Cannes nel 2016, durante la 69esima edizione del festival) che hanno riscosso un grande successo anche e soprattutto in occidente.
Il film racconta la storia di Man-su, un impiegato che lavora da oltre vent'anni in una grande azienda che si occupa della produzione e della trasformazione della carta, e della sua famiglia, la moglie Miri, la figlia Ri-one ed il figlio Si-one. L'azienda cartaria viene comprata da una società americana, i cui dirigenti, per tagliare le spese, licenziano la maggior parte del personale che ha, da sempre, lavorato nella fabbrica. Con questo incipit inizia la delirante storia di Man-su che, alla ricerca di un nuovo impiego, è costretto a compiere azioni che prima non si sarebbe neanche immaginato proprio perché non ha altra scelta.
La regia del grande Park Chan-wook è tecnicamente perfetta e ci permette di entrare in questa alternanza di cinema noir, commedia e thriller con un ritmo alterno, prima lento e poi incalzante, mostrandoci il destino ironico, di questo mondo devastante cinico e crudele. Il regista sudcoreano, con No other choice, cambia registro, portando sul grande schermo una commedia nera tendente al grottescoper mostrarci problematiche sociali che affliggono la Corea del Sud, come la povertà e la mancanza di lavoro, da ormai oltre dieci anni. Promuovendo questa idea secondo cui le disuguaglianze economiche e sociali portano alla violenza e alla ricerca delle stesse attraverso qualunque mezzo possibile. La messa in scena è eccellente come lo è anche tutto il comparto sonoro e della fotografia che sembra incorniciare in ogni scena un'opera d'arte grazie all'utilizzo di particolari inquadrature e lenti.
Doverosa è la lode all'interprete di Man-su, Lee Byung-hun, famoso per aver recitato in ruoli di cruciale importanza in film come A bittersweet life (2005) e Squid Game (2021-2025). Lee Byung-hun rappresenta il personaggio di un uomo disperato per la perdita del proprio ruolo all'interno della fabbrica ma determinato a trovare una nuova occupazione ad ogni costo.
Bravissima anche Son Ye-jin nel ruolo di Miri, la moglie che costretta a tornare a lavorare affronta e gestisce la crisi economica con grande calma e sangue freddo.
Nella prima parte del lungometraggio la famiglia piccolo borghese si sgretola sotto il peso di un capitalismo imperante, facendo emergere nelle persone il loro lato nascosto, che poi impone di "cacciare" altri lavoratori, in quella che diventa ormai una competizione degna degli Hunger Games, metafora che è in stretta relazione con questo film ma anche con La decima vittima (1965) di Elio Petri. Nella seconda parte vengono trattati anche i temi del delirio e della follia, attraverso il protagonista, che non accetta un cambio di status sociale.
No other choice film consigliatissimo, un must watch se si vuole approfondire la filmografia e lo stile di Park Chan-wook, un capolavoro che rimarrà sicuramente impresso nella storia. In conclusione, un piccolo fun fact: Park Chan-wook prima di diventare regista è stato, per molti anni, critico cinematografico e grande cinefilo. Inoltre, in una sua intervista afferma che si ispira al cinema italiano neorealista e politico degli anni '60 e '70. Probabilmente per realizzare No other choice si è ispirato a tutto il cinema di Elio Petri, ma soprattutto ad uno dei suoi più grandi capolavori, cioè La classe operaia va in paradiso.




