Quel bambino lasciato a piedi ci chiede che società vogliamo essere

01.02.2026

di Nadia Mari

L'episodio del conducente che fa scendere un ragazzino perché sprovvisto di biglietto pone una questione che va ben oltre il rispetto formale delle regole del trasporto pubblico. Non si tratta solo di stabilire se il gesto sia stato legittimo dal punto di vista normativo, ma di interrogarsi sul senso di responsabilità sociale che ciascun adulto, soprattutto se investito di un ruolo pubblico, dovrebbe esercitare.

Le regole esistono per garantire equità e funzionamento dei servizi, e non è corretto ignorarle o svuotarle di significato. Tuttavia, l'applicazione delle regole non può essere cieca rispetto al contesto. Un minore non è un adulto: ha meno strumenti, meno autonomia, spesso meno possibilità economiche e una minore capacità di gestire le conseguenze di una decisione improvvisa. Far scendere un ragazzino da un autobus non è un atto neutro, perché implica l'esposizione a rischi concreti e a un senso di umiliazione che può lasciare un segno più profondo di quanto si immagini.

In questi casi emerge il conflitto tra legalità e umanità, ma è un conflitto solo apparente. La maturità di un sistema e delle persone che lo rappresentano si misura proprio nella capacità di tenere insieme entrambe. Applicare la regola dovrebbe significare anche assumersi la responsabilità delle sue conseguenze, specialmente quando coinvolgono i più fragili. Esistono alternative: segnalare l'accaduto, accompagnare il minore fino a una fermata sicura, coinvolgere la famiglia o i servizi competenti. Soluzioni che non negano la regola, ma la declinano in modo proporzionato.

Questo fatto di cronaca ci obbliga a chiederci che tipo di società vogliamo essere. Una società in cui il rispetto delle norme diventa un alibi per lavarsi la coscienza, oppure una in cui le regole sono strumenti al servizio delle persone e non il contrario. Educare al rispetto passa anche dall'esempio: un ragazzo impara molto di più da un adulto che sa essere giusto e umano insieme, che da uno che si limita a esercitare un potere. In definitiva, la vera infrazione non è sempre l'assenza di un biglietto, ma la mancanza di responsabilità verso chi, per età e condizione, ha più bisogno di tutela che di sanzione.

#belluno

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