“The Holdovers” o l’ultimo rifugio dell’umanità più autentica
Il film di Alexander Payne, uscito nelle sale italiane un anno fa, merita moltissimo e per una ragione in particolare
di Giulia Zinedine Fuschino
The Holdovers si potrebbe tradurre con i rimasti oppure, i residui. L'ambiguità della traduzione del -titolo del film (che non è stato toccato nella distribuzione italiana) nasce dalla possibilità di scegliere la prospettiva con cui si guarda. La storia è ambientata negli anni 70 americani, in un college esclusivo nel New England, la Barton Academy. Il professor Paul Hunham (Paul Giamatti) è un impopolare insegnante di lettere classiche, obbligato a supervisionare alcuni studenti non richiamati a casa per le vacanze natalizie. La convivenza viene improntata con le severità e disciplina tipiche del professore, che per questo viene odiato dai suoi alunni. In particolare da Angus, che sarà l'unico a restare per tutto il periodo. Durante questa convivenza forzata con l'odioso professore e la cuoca, si stabilirà tuttavia un clima famigliare e Angus cambierà idea su Paul, che non è davvero così cinico e inumano come sembra. L'ambiente quieto, austero e quasi "domestico" in cui si svolge la maggior parte del film, viene turbato dall'esterno e dall'interno: dall'esterno perché vi si sento l'eco della guerra in Vietnam in corso, entrata nelle vite di tutti, sia per un lutto sia per la minaccia della leva militare in caso di bocciatura; dall'interno perché lo spettatore viene accompagnato nei drammi individuali dei personaggi, la solitudine, la depressione, la mancanza degli affetti o di affetto, il rifugio nello studio o nella rabbia. Angus e il professore sono due facce di un'umanità lasciata ai margini dal mondo in corsa verso il successo, il benessere e il potere, dalla upper-class che esce e sovvenziona la Barton fino a chi decide che tanti giovani debbano morire in nome della potenza geopolitica americana.
Si capisce, dunque, la difficoltà di traduzione di Holdovers, a cui si accennava all'inizio. È, forse, compito dello spettatore dargli una valenza: rimasti cioè lasciati nel collage perché senza affetti? O residui in quanto ai margini di un sistema? Paul Giamatti nella sua straordinaria interpretazione vi aiuterà a comprendere, ma l'accento che il regista pone sulla cultura classica del professore è il tocco d'artista, che pone un'ulteriore domanda sul significato del film: c'è ancora posto per la storia antica, per la letteratura greca e latina in un mondo che corre incessantemente verso il progresso?
Anche per questo, questo film è importante, perché forse ci ricorda che quel che la società chiama residuo è l'ultimo rifugio dell'umanità: ci ricorda come eravamo, come siamo cambiati e come potremmo essere. Chi scrive vorrebbe tradurre The Holdovers con 'coloro che soffrendo fanno lavoro continuo di miglioramento, con le proprie fragilità'. Ma, forse, sarebbe troppo lungo. Allo spettatore l'ardua sentenza
