Un fiume umano ha invaso Isernia. Il messaggio è chiaro: noi non ci rassegniamo.
Sarà ora importante capire se il grido di migliaia di persone riuscirà a mischiare le carte sul tavolo di chi prende decisioni. Il nodo resta Roma e questo rende il silenzio e l'assenza dei parlamentari molisani e di quelli eletti in Molise ancora più grave. Di certo, nessuno può però più fingere di non vedere.
di Paolo Scarabeo
Qualcuno ha parlato di duemila persone, altri di cinquemila. Al di là dei numeri, il pomeriggio di domenica 18 gennaio segna una tappa importante per Isernia e per il Molise. Dopo il presidio del Sindaco di Isernia Piero Castrataro, che con una scelta forte e simbolica ha dormito (e continua a dormire) in tenda davanti all'ospedale "Veneziale", un lungo corteo ha attraversato la città per riportare al centro del dibattito pubblico la sanità molisana.
Un fiume di persone, amministratori e cittadini provenienti da tutta la provincia, con anche il Vescovo di Isernia-Venafro e di Trivento Mons. Camillo Cibotti, si è ritrovato in piazza Celestino V per sfilare fino a Largo Cappuccini. Nessuna bandiera di partito, nessun colore politico. Solo una richiesta condivisa: risposte concrete.
Abbiamo chiesto a Remo Di Ianni, sindaco di Cerro al Volturno, cosa abbia rappresentato questa manifestazione:
«Questa sera, migliaia di persone hanno partecipato alla fiaccolata a sostegno della sanità pubblica molisana. Una presenza così grande non è casuale: è la testimonianza di un'emergenza sanitaria che non riguarda singole strutture, ma l'intero sistema: ospedali, 118, guardie mediche e servizi territoriali sempre più indeboliti.
Come Sindaco ho scelto di partecipare con senso di responsabilità, perché la mia presenza è anche una testimonianza istituzionale della preoccupazione profonda di un intero territorio che non può più essere ignorata.
Quella di questa sera non è stata una manifestazione contro qualcuno, né una battaglia di parte. Non c'erano colori politici, non c'erano bandiere, non c'era la voglia di strumentalizzare. C'era una comunità unita nel chiedere una cosa semplice e fondamentale: il diritto alla salute.
Difendere la sanità significa difendere la vita e la dignità delle persone. E chi tenta di sminuire questa mobilitazione, riducendola a polemica o propaganda, dimostra di non comprendere la gravità del momento: perché solo gli sciocchi possono minimizzare un allarme così evidente e così reale.
Il Molise, e soprattutto le aree interne, chiedono risposte concrete. Chiedono una rete 118 pienamente efficiente, guardie mediche operative, servizi territoriali garantiti, ospedali in grado di assicurare cure e sicurezza. Chiedono che la sanità torni ad essere una priorità vera, non un tema da rinviare o gestire con annunci.
Da questa sera deve partire un messaggio chiaro: non ci rassegniamo.
Oggi nessuno può più fingere di non vedere. Nessuno può più restare in silenzio. Noi Sindaci continueremo a essere presenti, uniti e determinati, perché la sanità non è un favore: è un diritto».
A Isernia è successo qualcosa che va oltre la cronaca di una manifestazione. Dal centro Pentro è partito un messaggio diretto al Molise e a Roma: la sanità pubblica non può continuare a essere marginalizzata. In una regione in cui la sanità privata è forte - anche politicamente - e radicata, va detto con chiarezza che il privato non può e non deve sostituire il pubblico, né drenare risorse che servirebbero a rendere il sistema sanitario efficace ed efficiente per tutti.
È altrettanto evidente che il commissariamento della sanità molisana non ha raggiunto gli obiettivi dichiarati. Il debito non è stato risolto, mentre i servizi si sono progressivamente ridotti. Oggi si prospettano nuovi tagli, con il rischio concreto di colpire ancora una volta l'assistenza e i territori più fragili.
In questo quadro pesa il protrarsi del silenzio dei parlamentari molisani. Silenzio che riguarda figure di primo piano come Claudio Lotito e Lorenzo Cesa, ma soprattutto rappresentanti direttamente legati al territorio molisano e isernino come Costanzo Della Porta e Elisabetta Lancellotta, che di Isernia è cittadina. Un'assenza che non può passare inosservata, soprattutto perché le decisioni più importanti si prendono a Roma, mentre sindaci e amministratori locali si assumono la responsabilità di esporsi in prima persona.
Il segnale arrivato da Isernia non può restare isolato. Non è una protesta contro qualcuno, ma una richiesta di assunzione di responsabilità. La sanità non è una concessione, né una variabile secondaria. È un diritto che oggi una parte consistente del Molise sente messo seriamente in discussione.





