Volturnia... che bello è...
di Paolo Scarabeo
Ci sono stagioni che non si chiudono davvero mai. Anche quando l'aritmetica dice salvezza, anche quando la classifica smette di fare paura, resta qualcosa che continua a vivere altrove: nei ricordi, nelle persone, nelle abitudini che diventano identità.
La salvezza conquistata con una giornata d'anticipo dalla Volturnia Calcio nel campionato di Prima Categoria Molisana è una di queste storie. Un traguardo, sì. Ma soprattutto un percorso collettivo, costruito giorno dopo giorno a Cerro al Volturno (IS), tra difficoltà, ripartenze e una sorprendente capacità di restare uniti anche quando sarebbe stato più facile dividersi.
È stata una stagione intensa, non sempre lineare, a tratti anche dura. Ci sono stati momenti in cui la strada sembrava più ripida del previsto, altre volte scivolosa, partite in cui tutto si complicava, settimane in cui serviva qualcosa in più del semplice talento. E in quei momenti la Volturnia ha trovato la sua risposta più vera: il gruppo.
Sotto la guida di mister Kakà, la squadra ha preso forma soprattutto nella fatica. Non solo sul campo, ma nella quotidianità, nella costruzione di rapporti che sono andati oltre il calcio. Un gruppo di ragazzi di Cerro al Volturno che ha imparato a conoscersi davvero, a volersi bene, a sostenersi, a restare compatto anche quando la stagione metteva alla prova.
Bravi anche alcuni di loro a non farsi distrarre da sirene arrivate da "piazze importanti", con promesse di guadagni e prospettive più comode. Hanno scelto di restare, di completare questo percorso insieme. E in un contesto dilettantistico, dove spesso tutto è più fragile, questa scelta ha un valore enorme.
Tutti hanno dato il proprio contributo, tutti hanno avuto un ruolo, nessuno escluso. Ma, tra tutti, un capitolo a parte lo merita Emiddio Marino, autore di 23 reti. Gol pesanti, continui, spesso decisivi. Ma non solo. Perché anche nei momenti in cui è stato lui ad aver bisogno di una spinta, di uno stimolo in più, la squadra e i tifosi sono stati lì. Pronti a sostenerlo, a crederci, a riportarlo dentro la partita e dentro la stagione. E questo, forse, racconta meglio di qualsiasi numero cosa sia stata davvero questa annata.
Ma la Volturnia non è solo ciò che accade dentro le linee del campo.
Il suo valore più profondo è sociale. È il modo in cui questo gruppo ha saputo diventare un punto di riferimento per un'intera comunità. A Cerro al Volturno la squadra non si guarda soltanto: si vive. E questo si è visto (e sentito) in modo evidente ogni domenica sugli spalti e dopo ogni partita, vinta o persa, quando giocatori, società e tifosi si ritrovavano al bar, senza distanze, senza ruoli, a condividere tutto. Le analisi, le battute, le delusioni, le risate. Un'abitudine semplice, quasi antica, ma preziosa: stare insieme.
E poi c'è il popolo della Volturnia.
Sabato 23 maggio hanno celebrato la salvezza con una festa sentita, partecipata, vera, in amicizia, in quello spirito di autentica fraternità che li ha animati per tutta la stagione. Una di quelle serate che non servono a esagerare, ma a riconoscere un cammino. C'erano uomini e donne, ragazzi e adulti, mamme e bambini. Tutti dentro la stessa storia, tutti con la stessa sciarpa quasi cucita addosso, tutti dentro la stessa appartenenza.
Perché in questa stagione, ovunque si andasse, la risposta era sempre la stessa. In casa o in trasferta, con il sole o con la neve, si partiva per la Volturnia. E basta.
E alla fine resta quel coro, semplice e potente, che ha accompagnato ogni domenica: "Che bello è…"
E sì. Questa volta lo è stato davvero. Bravi, ragazzi!



