Conclusa La Settimana del Libro. Non resta un palco vuoto, ma domande che continueranno ad accompagnare chi le ha ascoltate
Non è stata una fuga dalla realtà. Al contrario. È stato un modo per abitarla con maggiore profondità. Un libro aperto, una domanda rivolta all’autore, un dialogo che continua anche dopo la fine dell’incontro, ragazzi che accolgono gli ospiti, cittadini che si fermano a confrontarsi. Scene semplici, forse. Eppure sempre più rare.
La quarta edizione de La Settimana del Libro, promossa dall’Associazione Culturale “don Milani” e dalla Testata Giornalistica QuintaPagin.eu, si chiude così, senza il bisogno di affidarsi ai bilanci o alle classifiche. Perché ciò che è accaduto in questi giorni non si misura dal numero delle sedie occupate, ma dalla qualità degli incontri che hanno attraversato una comunità.

Il primo segnale era arrivato già nella serata inaugurale. Scegliere di aprire la manifestazione con un Silent Reading Party significava lanciare un messaggio preciso: rallentare. Restituire valore al silenzio, alla lettura, al tempo condiviso. In un’epoca nella quale tutto sembra chiedere velocità e distrazione, decine di persone hanno scelto di sedersi una accanto all’altra semplicemente per leggere. È stato molto più di un evento inaugurale. È stato il manifesto dell’intera settimana.
Da quel momento, ogni appuntamento ha aggiunto un tassello a un racconto collettivo.
Letizia Cherubino ha accompagnato il pubblico dentro il mondo delle emozioni, ricordando come la scrittura possa diventare uno spazio nel quale le fragilità non vengono nascoste ma comprese, trasformandosi in occasioni di incontro e di crescita.

Antonella Salvatore ha spalancato una finestra sulle periferie del mondo, raccontando le storie di bambini segnati dalla guerra, dalla povertà e dall’abbandono. Pagine che non cercano la commozione facile, ma chiedono responsabilità, restituendo un volto e un nome a chi troppo spesso resta invisibile.
Andrea Capobianco ha mostrato il volto più autentico dello sport. Non quello dei trofei, ma quello dell’educazione. Attraverso il racconto della sua esperienza ha ricordato che allenare significa anzitutto prendersi cura delle persone, aiutarle a scoprire il meglio di sé, insegnare che nessuna vittoria vale quanto la crescita di una comunità.
Con Nadia Verdile il dialogo si è spostato sulla straordinaria figura di Artemisia Gentileschi. Una donna capace di trasformare il dolore in arte e la violenza subita in una testimonianza di libertà che continua a parlare con sorprendente forza al nostro presente.
A chiudere il percorso è stato Mario Varrella, O’ Professor, con La Scuola brucia, un incontro che ha riportato al centro il grande tema dell’educazione. Famiglia, scuola, responsabilità degli adulti, futuro delle nuove generazioni: questioni che non riguardano soltanto chi insegna, ma l’intera società.

Cinque incontri molto diversi tra loro. Eppure legati da un filo comune. Perché, in fondo, non si è parlato soltanto di libri. Si è parlato dell’essere umano, delle sue ferite, delle sue possibilità, della responsabilità di educare, della forza delle relazioni, della dignità delle persone e della capacità della cultura di costruire legami.
In questo cammino si è inserita anche la consegna del Premio “Giorgio Mazzanti” ad Andrea Capobianco, un riconoscimento che continua a distinguersi per la scelta di premiare donne e uomini che hanno saputo trasformare il proprio talento in servizio, facendo della competenza uno strumento di crescita per gli altri.
Ma il patrimonio più prezioso lasciato da questa edizione ha il volto dei giovani dell’Associazione Culturale “don Milani”. Da mesi lavorano lontano dai riflettori, progettano, organizzano, accolgono, risolvono problemi, imparano che la cultura non nasce per caso e che ogni evento è il risultato di responsabilità condivise. In un tempo che racconta spesso i giovani attraverso ciò che manca, loro hanno scelto di raccontarsi attraverso ciò che costruiscono.

Quando si spengono le luci di una manifestazione, di solito resta il silenzio.
A Cerro al Volturno, invece, resta qualcosa di diverso. Restano domande che continueranno ad accompagnare chi le ha ascoltate. Restano libri che passeranno di mano in mano. Restano relazioni nate quasi per caso e destinate a durare. Restano ragazzi che hanno scoperto quanto sia bello prendersi cura di un’idea fino a trasformarla in un bene condiviso.
Forse è proprio questa la misura di una manifestazione culturale riuscita: non il numero delle persone che vi hanno partecipato, ma il numero di persone che, tornando a casa, si accorgono di guardare il mondo con occhi leggermente diversi.
Se questo accade, allora una settimana non finisce davvero. Continua a vivere nelle coscienze di chi l’ha attraversata.
Non posso, però, concludere senza dire GRAZIE…
Grazie a Sara e ai Ragazzi della “don Milani” per il bellissimo lavoro svolto in questa settimana e in nei mesi che l’hanno preceduta.
Grazie all’Amministrazione Comunale di Cerro al Volturno per aver voluto e sostenuto la manifestazione e in nostro sforzo per realizzarla,
Grazie allo Scatolificio Stella e Floral Designer di Giulia Cappello per gli allestimenti, la vicinanza e la disponibilità che ci dimostrano ogni volta.
Grazie ai meravigliosi ospiti che hanno trasformato le nostre serate in momenti di ricchezza e di bellezza davvero straordinari.