La filosofia non semplice “ponte” tra realtà separate, ma luogo originario dell’unità tra fede e ragione
Fede e ragione non sono rive lontane da ricongiungere, ma dimensioni di un’unica ricerca della verità. Da Mileto alla Fides et ratio, la filosofia ritrova la sua vocazione originaria: essere sapienza dell’unità e della vita.
Ho già affidato, a questo giornale, alcune mie considerazioni sul ruolo della filosofia e su quello specifico che la stessa deve assumere nel nostro tempo. Ricordo l’ardore con il quale, in quella occasione, ho sostenuto che la filosofia è la cultura privilegiata, anzi unica, per leggere il mondo, per interpretare il mondo, per progettare ed edificare un mondo nuovo, un autentico mondo nuovo fatto di equilibrio, di luce, di profonda spiritualità, un mondo di valori. La filosofia ha il privilegio di preservare e rafforzare unioni, di sviluppare relazioni, di alimentare aggregazioni, e ha la capacità di fondare una nuova storia dell’umanità, rimettendola sui binari della vita autentica. E’ questa la vocazione originaria della filosofia ed è questa vocazione che oggi la filosofia deve recuperare appieno. Si, perché la filosofia possiede una propria vocazione originaria, ha il proprio volto originario, fatto di principi, di percorsi, di obiettivi e di linguaggio. La filosofia è ricchezza delle cose che uniscono, è strumento di amore e non altro. È notorio che nel corso dei secoli la stessa ha disperso il carattere delle origini accogliendo motivazioni ed istanze totalmente avverse agli obiettivi iniziali. Oggi assistiamo a saccenti filosofi che si muovono nella cultura della guerra e delle sopraffazioni e fanno della dignità della persona umana un capitolo di progettazioni inumane e ignobili. Credo proprio che occorre risciacquare i panni all’acqua di Mileto ove, nel VII secolo av. Cr., una scuola di pensatori diede inizio alla ricerca di un principio unificante tutte le cose, un principio di verità oggettiva ed eterna, atto a dare consistenza valoriale a pensieri e desideri dei recinti individuali. Bisogna dare atto a Talete, il primo tra i docenti di quella scuola, che ha fornito le indicazioni più esatte sulla scienza filosofica, e ne ha dato il significato più giusto. Il ritorno a Mileto è importante oggi più che mai in quanto la filosofia va percorrendo vie non proprie: non è più la ricerca del vero, non è più la ricerca dell’unitario fondamento del mondo fisico e metafisico, è piuttosto l’esternazione di pensieri destinati ai recinti del temporaneo. Oggi la filosofia imperante è la produzione e la comunicazione di punti di vista, senza alcuna tensione verso infinite idealità e senza desiderio del vero. Ribadisco ancora che la filosofia è scienza oggettiva, scienza dell’unitarietà oggettiva, con proprie metodologie di ricerca, con propri obiettivi, con proprio linguaggio. La filosofia è sapienza di vita, di vita autentica, di vita che sollecita e ama la vita, che costruisce il bene dei gruppi, dei popoli, dei singoli. La filosofia è la cultura che edifica, che illumina l’intera vita umana.
Ebbene ora ho avvertito la necessità di tornare su un aspetto rilevante del mondo filosofico. Sono stato motivato da un pensiero espresso da Papa Leone. Egli ha sostenuto che la filosofia è ponte tra fede, ragione e mondo moderno. Non accetto l’dea di ponte, perché già superata, né tra fede e ragione né tra queste e il mondo moderno. L’idea di ponte presuppone la distanza e la differenza tra due o più realtà diverse, lontane, autonome l’una dall’altra. Non è questo il compito della filosofia e non è così diviso il mondo della mente umana. Non ci sono settori conoscitivi diversi e quindi non ci sono realtà da unire attraverso ponti. La filosofia è ragione e fede in atto, è ragione e fede in cammino, è ragione e fede in lotta contro l’ignoranza del tempo, è progressione verso il possesso della verità. La mente è fatta per costruire unità logiche, ed è fatta di unità logiche, unità inclusive della dimensione della trascendenza e della fisicità. La mente possiede ed utilizza un unico linguaggio, deturpato se ridotto alla comunicazione di recinti culturali o psicologici. La profezia di alcune vecchie filosofie di un futuro della separazione, accreditata dalla presenza poco chiara dell’AI, oggi va subendo forti ridimensionamenti per l’alto richiamo ai valori dello Spirito da parte di una umanità sempre più consapevole degli errori dei nostri tempi. La storia chiede unità, concordia, pace, giustizia, rispetto massimo della dignità e la filosofia è fondamento di ogni progetto in quanto è in possesso di saperi veri ed eterni. La filosofia è rivelazione della sapienza di Dio. Rivelare la sapienza di Dio vuol dire spiegare la vita, spiegare le cose che hanno senso, spiegare anche tutto ciò che deturpa l’umano e sporca l’idea stessa di storia umana. Oggi tali oscure pennellate si chiamano scientismo, positivismo, relativismo, storicismo, economicismo, edonismo, bellicismo e tanti altri ismi che inneggiano alla distruzione dell’essenza unitaria della cultura. La filosofia non è ponte neanche tra la fede, la ragione e il mondo moderno. Tanta parte del mondo è oggi bisognosa del vero, che è fede e ragione, bisognosa di Dio. Tanti i luoghi di sofferenza, di serio discernimento, tanti i luoghi di preghiera e di speranza. La ricerca del vero, che è unità e giustizia tra tutti gli uomini, possiede infiniti luoghi e caratterizza il mondo interiore di tantissime anime che lavorano al bene del mondo. La filosofia, ripetiamolo, è scienza dell’unità, è sapienza dell’amore, è ragione e fede in atto. Il mondo, quello silenzioso, è unitario ed è attuazione del vero. L’idea che ho sostenuto non è una idea originale.
Già Giovanni Paolo II, nell’Enciclica “Fides et ratio”, e un centinaio di anni prima, Leone XIII nella “Aeterni Patris”, hanno colmato ogni divario tra i saperi della ragione e quelli della fede e li hanno uniti in una indissolubile composizione logica. Il vero della ragione è il vero della fede: la verità è unica ed è la rivelazione che Dio ha fatto, di se stesso, nell’uomo Gesù di Nazareth. La filosofia, per sua natura, cerca Dio. Cercare la verità vuol dire cercare Dio. Sua Santità Giovanni Paolo II ha insistito sull’idea che la filosofia può interamente cogliere la Rivelazione di Dio. La filosofia domina, con le sue forze, il Mistero. Il possesso del Mistero è già nel cammino verso di esso. Sentirne il profumo, anche da lontano, vuol dire possederne i caratteri. L’intervento della grazia divina si immerge nel lavorio quotidiano della mente umana. Scrive ancora Giovanni Paolo II che la fede e la ragione non hanno più motivo di temersi in quanto insieme edificano la vita autentica ed insieme volano, come armoniche ali di una colomba, verso Dio. Chiudo l’intervento con un interrogativo che striscia nella mia mente: siamo ancora, come ha detto Leone XIV, all’idea di ponte?