Cosa devono sapere un genitore ed un educatore. Il decalogo del rischio
Si può definire rischiosa ogni azione per la quale esiste una probabilità di fallimento, ma anche un’opportunità di successo. In questo senso, l’adolescente è per antonomasia “costretto a rischiare”, sia per capire chi è e chi vorrà essere, sia per avere una precisa comprensione di quali sono i suoi limiti e i suoi punti di forza, sia, inoltre, per modellare e restituire al gruppo allargato dei coetanei, che diventa la sua nuova famiglia sociale, un’immagine che non corrisponde piú a quella che era stata confezionata all’interno della famiglia d’origine. Lo sviluppo, infatti, conferisce agli adolescenti maggiori capacità di autonomia, d’indipendenza e di relazioni tra pari, nuove competenze sul fronte dell’eterosocialità e della propria sessualità ed accresciute abilità di esplorazione e sperimentazione. E come se l’adolescente, grazie alle sue nuove forze e risorse, si trovasse ad avere il dovere/diritto di calarsi in un ruolo per lui inedito negoziando con il mondo adulto la possibilità di “rischiare”. Negli ultimi anni, però, la propensione al rischio tipica dell’adolescenza si è trasformata in un’esplorazione ed assunzione di comportamenti francamente pericolosi dove, oltre al rischio di fallimento, spesso il ragazzo mette in gioco in modo clamoroso e provocatorio la sua salute se non addirittura la sua stessa vita.
Molti “comportamenti a rischio” degli adolescenti sembrano caratterizzati dalla ricerca di sensazioni intense, complesse e correlate alla disponibilità a correre rischi a livello fisico, sociale, legale e finanziario ed è connotata da eccitazione fisica e psicologica. Gli studi in questo ambito hanno dimostrato che l’attrazione nei confronti di comportamenti “spericolati” deriva da un tratto di personalità focalizzato sul desiderio di vivere sensazioni nuove e stimolanti. Per nascondere noia e frustrazioni, spesso chi cresce si dedica ad azioni il cui unico obiettivo è la capacità di fornire sensazioni immediate, forti, totali e coinvolgenti. Questa modalità di assunzione del rischio, però, non ha alcun significato evolutivo e simbolico e non assume alcun valore nel percorso di crescita.
Ecco alcune linee guida per comprendere, intervenire e non sopraffare quella voglia di crescere di un adolescente che spesso assume la forma di comportamenti pericolosi:
1. Non può esserci adolescenza senza assunzione di rischio, perché senza rischio non può esserci crescita.
2. Quando gli adolescenti si mettono in gioco e scelgono attivamente nuove modalità di occupazione del proprio tempo libero, quali la partecipazione a sport mai sperimentati prima, oppure l’adesione ad una rock-band o ancora l’assunzione di un ruolo attivo all’interno di un gruppo politico o di volontariato, dimostrano di volersi assumere rischi utili al loro percorso di crescita e quindi funzionali ed evolutivi.
3. I rischi involutivi e disfunzionali assunti dagli adolescenti includono l’abuso di sostanze ad azione psicotropa, la guida spericolata di auto e motoveicoli, la promiscuità sessuale, i comportamenti autolesivi o microcriminali, il vandalismo e il bullismo.
4. Molti genitori vedono solo la natura provocatoria e di aperta sfida dei comportamenti a rischio degli adolescenti, che in molti casi, invece, sono messi in atto come tentativo maldestro di definire la propria identità e di operare una linea netta di separazione e demarcazione dal mondo degli adulti.
5. Alcuni comportamenti a rischio disfunzionali e involutivi possono generare dipendenza ed intrappolare l’adolescente che li ha intrapresi per altri scopi. È per questo che di fronte ad un adolescente che mostra i primi segni di questo tipo di comportamenti (ad esempio: uso di droghe, gravi restrizioni alimentari, self-cutting,…) un adulto deve chiedere aiuto ad uno specialista o ad un esperto e far sí che non si inneschi il ciclo della dipendenza e della cronicità.
6. I segnali che soprattutto devono mettere in allerta un adulto sono associati allo stato emotivo di un adolescente (ansia o depressione), al suo insuccesso scolastico, al suo coinvolgimento in attività penalmente perseguibili o al suo ritorno a casa in stato di evidente alterazione dello stato di coscienza.
7. Genitori ed educatori devono aiutare gli adolescenti a trovare modi sani di assunzione del rischio in cui i ragazzi possono mettersi alla prova, sperimentare il senso delle proprie competenze e del proprio limite, accettare l’eventuale fallimento oppure godere del proprio successo e vederlo riconosciuto come una propria conquista personale.
8. Se un adolescente parla con gli adulti di un proprio amico o compagno che sta correndo un grave rischio, sta probabilmente chiedendo che qualcuno intervenga, lo aiuti ed allo stesso tempo gli faccia comprendere i significati delle emozioni che sta sperimentando nella relazione con il compagno in pericolo. Non si deve mai lasciare solo e confuso un adolescente che racconta una propria storia di grave rischio comportamentale oppure quella di un soggetto a lui vicino.
9. Un adulto deve fungere da “mente vicaria” che integra le funzioni ancora limitate della mente di un adolescente. Parlando di rischi, gli adulti devono aiutare gli adolescenti a riconoscere cos’è un rischio, a definirne ed anticiparne le conseguenze; devono, inoltre, offrire indicazione chiare in relazione al posizionamento del limite che non può essere oltrepassato (il classico “paletto”).
10. Ogni volta che un adulto usa il divieto per prevenire i comportamenti a rischio di un adolescente, allo stesso tempo dovrebbe essere però in grado di fornire valide e chiare alternative. In questo senso è fondamentale che l’adulto mostri un comportamento coerente e congruente con quanto viene richiesto: un divieto valido per un adolescente dovrebbe essere testimoniato dall’adulto non solo con parole, ma anche con azioni.