La Bellezza come scelta, il Nuovo Umanesimo come orizzonte
Sarà una serata speciale quella che si vivrà a Licusati (SA) la sera di domenica 2 agosto, alle ore 21.00, per la presentazione dell’ultimo libro del nostro Direttore: “La Bellezza salverà il mondo”. A dialogare con l’autore sarà la professoressa Pina Mareschi e a moderare la serata il prof. Gerardo Chirichiello, in un incontro che non si limiterà a ripercorrere le pagine del volume, ma offrirà l’occasione per riflettere sul percorso culturale e umano che da anni caratterizza l’attività di Scarabeo. Giornalista e scrittore molisano, docente al Liceo “Savoia Benincasa” di Ancona, direttore della testata giornalistica Quintapagina.eu e del periodico diocesano Presenza, presidente dell’Associazione Culturale “don Milani”, negli ultimi anni ha affiancato all’attività giornalistica un intenso lavoro di promozione culturale, convinto che il cambiamento di una comunità passi anzitutto attraverso l’educazione, il dialogo e la responsabilità.
La Bellezza salverà il mondo rappresenta una delle tappe più significative di questo cammino. Ma oggi quello stesso percorso si sta sviluppando in un progetto ancora più ampio: il Nuovo Umanesimo, un laboratorio di idee che prova a interrogarsi sul futuro della persona nell’epoca delle grandi trasformazioni sociali, culturali e tecnologiche.
La bellezza salverà il mondo è una frase che tutti conoscono, ma nel suo libro assume un significato molto concreto. Che cosa rappresenta davvero quella bellezza di cui parla?
Per me la bellezza non coincide con ciò che appare perfetto. È ciò che genera vita, che ricuce le ferite, che restituisce dignità alle persone. Ho incontrato uomini e donne capaci di cambiare il mondo senza fare rumore, semplicemente scegliendo ogni giorno di prendersi cura degli altri. È quella la bellezza che mi interessa raccontare. Una bellezza che non fugge il dolore, ma lo attraversa e lo trasforma.
Il libro alterna riflessioni, esperienze e incontri. Quanto c’è della sua vita in queste pagine?
Moltissimo. Non ho scritto un saggio teorico. Ho raccontato ciò che ho visto, ciò che ho vissuto e ciò che continuo a imparare dalle persone che incontro. Ogni pagina nasce dall’idea che nessuno possa comprendere davvero l’uomo restando chiuso dietro una scrivania. Bisogna abitare le storie, ascoltarle, lasciarsi interrogare.
Lei svolge attività molto diverse: insegna, dirige due giornali, organizza eventi culturali, scrive libri. Qual è il filo che unisce tutto?
Il desiderio di costruire luoghi nei quali le persone possano crescere. La scuola, il giornalismo, la cultura, la scrittura non sono mondi separati. Sono linguaggi differenti attraverso i quali provare a educare al senso critico, alla libertà e alla responsabilità. Credo che oggi ci sia un enorme bisogno di adulti che sappiano accompagnare senza imporre e di comunità che tornino a generare speranza.
Negli ultimi mesi parla sempre più spesso di Nuovo Umanesimo. È un’espressione affascinante, ma anche impegnativa. Come la definirebbe?
Più che una definizione, è una direzione di marcia. Viviamo un tempo nel quale l’intelligenza artificiale, la tecnologia e i cambiamenti globali stanno modificando profondamente il nostro modo di vivere. Sarebbe un errore affrontare tutto questo con nostalgia o con paura. Ma sarebbe altrettanto grave lasciare che siano soltanto l’economia o la tecnica a decidere il futuro dell’uomo. Il Nuovo Umanesimo nasce dalla convinzione che il progresso debba sempre essere misurato sulla capacità di custodire la dignità della persona.
Quindi non è un progetto rivolto soltanto al mondo della cultura.
Assolutamente no. È una decisione che dobbiamo prendere, – me lo lasci dire così – una scelta concreta che dobbiamo fare. Non possiamo lasciarlo sulle pagine dei libri e non possiamo relegarlo a tema di serate culturali pur belle. Riguarda la scuola, l’informazione, la politica, l’economia, il volontariato, la Chiesa, le famiglie, i giovani. Riguarda tutti. Abbiamo bisogno di ritrovare un linguaggio comune capace di rimettere al centro parole che sembrano fuori moda: responsabilità, fraternità, giustizia, cura, comunità, inclusione, rispetto. Senza queste parole rischiamo di costruire una società sempre più efficiente e sempre meno umana. Non è un caso il fatto che in questo momento nel nostro Paese stiamo assistendo all’affermazione di movimenti politici che alimentano diffidenza, livore, odio anche razziale… semplicemente stanno prendendo dalla strada e lo stato sistematizzando. E questo è un problema. E a questo dobbiamo avere la forza, il coraggio e la capacità di opporci con una proposta culturale e sociale concreta. Che abbia forza, che abbia consistenza.
Possiamo dire che La Bellezza salverà il mondo rappresenti il primo capitolo di questo percorso?
Sì. Oggi lo considero quasi un punto di partenza. Direi la Prefazione più che il primo capitolo. Mi ha aiutato a comprendere che la bellezza non è il traguardo, ma il metodo. È il modo con cui guardare le persone e il mondo. Da quella intuizione sta nascendo il lavoro sul Nuovo Umanesimo, che spero di riuscire a strutturare come merita e che sarà anche il tema del mio prossimo libro.
C’è un messaggio che spera rimanga ai lettori dopo aver chiuso l’ultima pagina?
Mi piacerebbe che nessuno pensasse: “Che bel libro”. Preferirei che qualcuno dicesse: “Da domani voglio vivere in modo diverso”. I libri non cambiano il mondo da soli. Possono però cambiare lo sguardo delle persone. E quando cambia lo sguardo, possono cambiare anche le scelte, le relazioni e, poco alla volta, perfino una comunità.
E cosa si aspetta dall’incontro di Licusati?
Non una presentazione tradizionale. Mi piacerebbe che fosse un dialogo vero, nel quale ciascuno possa sentirsi coinvolto. Credo che oggi abbiamo bisogno di incontri che non si limitino a raccontare un libro, ma che aiutino a leggere il tempo che stiamo vivendo e a immaginare insieme il futuro. Se, tornando a casa, qualcuno sentirà nascere una domanda nuova sulla propria responsabilità nel rendere il mondo un luogo più umano, allora sarà stata una serata preziosa.