Il governo dei record. Quelli di una vergogna senza precedenti
Vi ricordate le maratone televisive dei TG italiani di qualche settimana fa per mostrarci le migliaia di spagnoli in piazza a protestare? Senza per altro averci detto la verità su quelle proteste… bene sono un lontano ricordo. Perché le migliaia di studenti scesi in piazza in questi in giorni in Italia nessuno li ha fatti vedere, né le migliaia di camionisti e agricoltori e gente comune fermi lungo le strade italiane. Siamo stati ostaggio per una settimana di una frangia di imbecilli che ha devastato alcune città italiane e della prova di forza del governo dei record: “chi rompe paga e se sei minorenne pagano i tuoi genitori”. Ovviamente le ragioni della protesta e le migliaia di persone che, invece, in modo civile hanno protestato, beh, quelli non sono problemi del governo.
480 milioni di euro per 32.000 imprese. Fate voi i conti: 15.000 euro a impresa, ammesso che la distribuzione sia uniforme. Questa sarebbe la risposta del Governo alla crisi dell’autotrasporto. Una cifra che, davanti al caro gasolio, ai pedaggi, ai costi di gestione e alle difficoltà di migliaia di aziende, rischia di somigliare più a un’elemosina politica che a un intervento strutturale.
E poi arrivano le identificazioni. Perché mentre il Sud è attraversato da una protesta che racconta la disperazione di un intero comparto produttivo, il ministro Urso annuncia che sono in corso le identificazioni per rimuovere i presidi. Distributori a secco, scaffali vuoti, merci ferme, imprese in ginocchio, famiglie esasperate. E la risposta politica diventa una questione di ordine pubblico.

Siamo arrivati al punto che chi lavora, paga le tasse, tiene in piedi la distribuzione delle merci e chiede semplicemente di poter continuare a farlo viene trattato come un problema da rimuovere. Non si rimuovono le cause della protesta, si rimuovono i manifestanti. Una straordinaria concezione della democrazia.
E Giorgia Meloni? La Presidente del Consiglio che trova il tempo per confezionare reel, registrare video, commentare qualsiasi polemica utile alla propria narrazione e celebrare quotidianamente i mirabolanti successi del suo esecutivo, non ha trovato un minuto per incontrare personalmente le categorie in protesta. Un minuto, Presidente. Non un miliardo. Un minuto.
Sarebbe bastato presentarsi davanti a quegli uomini, guardarli negli occhi e ascoltare cosa significa lavorare quattordici ore al giorno per scoprire che, alla fine del mese, non si riesce più a mantenere un’impresa.
Ma evidentemente è più semplice governare attraverso lo schermo di uno smartphone che affrontare un Paese in carne e ossa. Soprattutto quando quel Paese è il Sud, lontano dai riflettori della grande informazione nazionale e dalle passerelle della politica.
Non giustifichiamo i blocchi indiscriminati, né possiamo ignorare i disagi provocati ai cittadini. Ma ridurre questa vicenda a un problema di identificazioni significa non aver compreso, o fingere di non comprendere, la gravità di quanto sta accadendo.

Il Governo dei record dovrebbe cominciare a registrare anche quelli che non entrano nei video celebrativi: il numero delle imprese che non ce la fanno più, delle famiglie che vedono aumentare ogni giorno il costo della vita, dei lavoratori costretti a fermarsi perché continuare a lavorare significa perdere denaro.
E magari spiegare perché, dopo quattro anni di governo, la risposta a una crisi tanto profonda debba ridursi a qualche milione da distribuire e alla minaccia di sgomberare chi protesta.
La cosa politicamente più grave non è nemmeno l’insufficienza delle risorse annunciate. È l’arroganza di una classe dirigente che pretende di essere applaudita mentre una parte del Paese chiede disperatamente di essere ascoltata.
Presidente Meloni, il Sud non è un fastidio da amministrare a distanza. Gli autotrasportatori non sono comparse da far sparire quando disturbano la sceneggiatura del vostro racconto trionfale. Sono cittadini. Sono lavoratori. Sono persone alle quali dovete risposte.
Perché un Governo che trova il tempo per la propaganda ma non quello per ascoltare chi sta perdendo tutto non sta dimostrando forza. Sta mostrando, in maniera imbarazzante, tutta la propria debolezza politica.