“La Divina” attrice italiana arriva sul grande schermo
S'intitola semplicemente Duse il film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 sulla Divina Eleonora

L’Italia tra la Prima Guerra Mondiale e il Ventennio conobbe una rinnovata stagione del teatro italiano, ai più conosciuta grazie a Pirandello, Scarpetta e D’Annunzio. Tuttavia, non solo nella drammaturgia ma anche nel mestiere d’attore il mondo ebbe una rivelazione: Eleonora Duse
Nata a Vigevano nel 1853, figlia di un attore di compagnia itinerante la Duse si distinse sulle scene mondiali particolarmente nei ruoli drammatici tratti da i romanzi delle correnti letterarie ottocentesche (Zola, Dumas figlio) e da i “nuovi” (Ibsen) e sempre eterni drammaturghi come Shakespeare e poi con l’Opera come la Cavalleria rusticana. Tutto questo lavoro su personaggi femminili di spessore e la rottura con lo schema recitativo tradizionale ottocentesco, in favore di una recitazione più istintiva e naturale, le valse il nome di Divina, tanto che Čechov ebbe a dire:
Ho proprio ora visto l’attrice italiana Duse in Cleopatra di Shakespeare. Non conosco l’italiano, ma ella ha recitato così bene che mi sembrava di comprendere ogni parola; che attrice meravigliosa!»
Il Time le dedicò la copertina del 30 luglio 1923. Morì l’anno dopo negli Stati Uniti.
La vita e la vicenda artistica della Divina prenderanno vita sul grande schermo con Duse di Pietro Marcello, che sarà presentato in anteprima mondiale in concorso all’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove è candidato al Leone d’Oro, nelle sale dal 18 settembre. Ad interpretare la protagonista sarà un’attrice di pari talento e carattere: Valeria Bruni Tedeschi. Tuttavia, il film di Marcello non è il solo a parlare della Duse; infatti, l’anno scorso per i cent’anni dalla morte, è stato prodotto da Cinecittà Luce il documentario a firma di Sonia Bergamasco Duse The Greatest, distribuito da febbraio di quest’anno.
Non ci resta che aspettare l’uscita del film per immergerci nel mondo del divino teatro e della Divina sua interprete che ha portato in scena personaggi femminili di rara bellezza e finezza drammaturgica. Un onore e onere che lei stessa ha sempre sostenuto con dignità e umiltà, entrando profondamente nel personaggio e dandogli una parte di sé, restituendolo interamente e umanamente al pubblico, compito della rivoluzione del teatro moderno.
«Le donne delle mie commedie mi sono talmente entrate nel cuore e nella testa che mentre m’ingegno di farle capire a quelli che m’ascoltano, sono esse che hanno finito per confortare me».