Ass. don Milani, Attualità Giovani, emozioni e quella parte di noi che spesso resta senza parole

È uscito SCIALLA n. 7: questa volta proviamo davvero a chiederci «come stai?»

“Giovani ed emozioni. Quello che sentiamo e non sappiamo dire” è il cuore del nuovo numero del periodico dell’Associazione Culturale “don Milani”. Un viaggio tra rabbia, fragilità, solitudine, relazioni, corpo, scuola e sport per raccontare una generazione senza giudicarla e, soprattutto, per tornare ad ascoltarla.

Tredici contributi attraversano rabbia, fragilità, solitudine, relazioni, corpo, scuola, sport e rapporto tra generazioni. Un numero che non pretende di spiegare i giovani, ma prova ad ascoltarli e finisce per rivolgere anche agli adulti la stessa domanda: siamo ancora capaci di riconoscere ciò che sentiamo e di accorgerci di quello che sta vivendo chi ci è accanto?

«Come stai?». Lo chiediamo continuamente. A scuola, a casa, incontrando un amico, scrivendo un messaggio. Quasi sempre arriva la stessa risposta: «Bene». E quasi sempre ci basta. È proprio nello spazio che esiste tra quella domanda e quella risposta che nasce il numero 7 di SCIALLA, il periodico di attualità dell’Associazione Culturale “don Milani”, da oggi disponibile con un nuovo monografico interamente dedicato ai giovani e alle emozioni.

Il titolo scelto per questo numero, Quello che sentiamo e non sappiamo dire, ne racconta già l’intenzione. Non spiegare i giovani, non analizzarli come se fossero una categoria sociologica e nemmeno aggiungere l’ennesima diagnosi su una generazione della quale troppo spesso gli adulti parlano senza trovare il tempo di ascoltarla. Abbiamo provato, invece, a entrare in quel territorio molto più difficile da raccontare che è ciò che accade dentro una persona mentre cresce, cerca il proprio posto, costruisce relazioni, incontra il proprio corpo, sperimenta il desiderio, conosce la paura, affronta una sconfitta o scopre quanto possa pesare la solitudine.

Ne è nato un numero intenso, costruito attorno a tredici contributi e a molte voci diverse. Si parte dall’editoriale Abbiamo insegnato tutto, tranne a sentire, che pone una domanda anche al mondo adulto: in una società attentissima alle competenze, alla prestazione e ai risultati, quanto spazio abbiamo lasciato all’educazione delle emozioni? Da qui comincia un percorso che attraversa la difficoltà nascosta dietro un semplice «come stai?», la rabbia che spesso arriva prima delle parole, la paura di non essere abbastanza e quel confronto continuo con gli altri che oggi passa anche attraverso lo schermo di uno smartphone.

Ma SCIALLA prova ad andare oltre le letture più scontate. La solitudine, per esempio, non viene raccontata contrapponendo semplicemente la vita reale ai social: si può essere connessi con centinaia di persone e non sapere chi chiamare quando si sta male. Allo stesso modo parlare di amore, sesso e desiderio significa interrogarsi su dove ragazze e ragazzi imparino davvero la relazione, il rispetto, il limite, la libertà dell’altro. E parlare del corpo significa riconoscere che qualche volta esso riesce a raccontare ciò che le parole non sanno ancora dire.

C’è spazio anche per il pianto, troppo a lungo associato alla debolezza, per la scuola, che non può limitarsi alla trasmissione delle conoscenze, e per il rapporto tra generazioni. Ci sono le parole che possono ferire e quelle che, al contrario, possono diventare un riparo. E c’è lo sport, raccontato attraverso l’esperienza di Andrea Capobianco, perché allenare non significa soltanto preparare qualcuno a vincere: significa accompagnarlo nella paura di sbagliare, nella fatica, nella responsabilità, nella capacità di perdere senza sentirsi per questo un perdente.

A tenere insieme tutto il numero è una convinzione semplice: nessuna emozione è un errore. Possiamo imparare a riconoscerla, darle un nome, comprenderne l’origine e soprattutto scegliere che cosa farne. La rabbia non autorizza la violenza, la gelosia non giustifica il possesso, la paura non è sinonimo di debolezza e una sconfitta non trasforma una persona in uno sconfitto. Educare significa anche costruire quello spazio prezioso tra ciò che sentiamo e ciò che decidiamo di fare.

E forse, pagina dopo pagina, accade qualcosa che inizialmente non avevamo previsto. Un numero nato per parlare delle emozioni dei giovani finisce per rivolgere le stesse domande agli adulti. Che rapporto abbiamo noi con la rabbia, con il fallimento, con la fragilità? Sappiamo ancora chiedere scusa? Sappiamo perdere? Sappiamo ascoltare qualcuno senza preparare immediatamente una risposta? Sappiamo restare accanto a una persona senza avere necessariamente qualcosa da insegnarle?

Per questo l’ultimo contributo, Tornare a sentire, non è soltanto la conclusione del numero. È il punto verso il quale convergono tutte le pagine precedenti. Quel Nuovo Umanesimo che SCIALLA prova da tempo a interrogare non può nascere mettendo al centro un uomo astratto, efficiente, invulnerabile. Deve ripartire dalla persona intera: razionale ed emotiva, forte e fragile, capace di scegliere e qualche volta di perdersi, bisognosa degli altri e nello stesso tempo chiamata a diventare responsabile della loro presenza.

Anche la scelta grafica accompagna questo percorso. Le pagine di testo sono interrotte da immagini in bianco e nero che non hanno la funzione di illustrare ciò che è stato appena detto, ma di fermare per un momento la lettura. Volti, corpi, silenzi. E poi una pagina bianca. Uno spazio lasciato volutamente vuoto, quasi a ricordare che non tutto deve essere immediatamente riempito di parole.

Il numero 7 di SCIALLA (lo trovi su Amazon https://amzn.eu/d/08AIyUkW) è soprattutto questo: un invito a fermarsi davanti a ciò che normalmente attraversiamo troppo in fretta. Non offre ricette per essere felici e non pretende di insegnare ai giovani come vivere le proprie emozioni. Prova piuttosto a restituire dignità a ciò che sentiamo e qualche parola in più per poterlo raccontare.

Alla fine rimane la stessa domanda dalla quale eravamo partiti.

«Come stai?».

Questa volta, però, proviamo ad aspettare davvero la risposta.