Rubriche › Cultura&Società Petrarca e la lezione dell’Umanesimo: quando la conoscenza diventa una questione morale.

Il “De sui ipsius” di Petrarca: la vera cultura non è esibizione

Nel De sui ipsius et multorum ignorantia, il poeta mette in discussione un sapere ridotto a semplice erudizione e invita a riscoprire il valore della sapienza, della conoscenza di sé e della responsabilità personale. Una riflessione che conserva tutta la sua attualità nell’epoca dell’informazione senza limiti.

Francesco Petrarca, nato ad Arezzo nel 1304 e morto ad Arquà nel 1374, non si limitò a recuperare i classici latini e a rinnovare la poesia: mise in discussione il significato stesso della conoscenza, chiedendosi a che cosa servisse essere dotti. È questo il nucleo del De sui ipsius et multorum ignorantia, titolo traducibile come “Sull’ignoranza propria e di molti”. Composto negli ultimi anni della sua vita, intorno al 1367-1370, mentre parallelamente si dedicava alla revisione del Canzoniere, il trattato nasce da una polemica intellettuale e diventa una riflessione più ampia sui limiti della cultura, sul valore della filosofia e sulla necessità di distinguere l’erudizione dalla sapienza.

All’origine dell’opera vi è un contrasto con quattro uomini colti dell’ambiente veneziano, che avevano criticato Petrarca e il suo modo di intendere la filosofia. Il poeta si difende dalle loro obiezioni, ma non si limita a una risposta personale: trasforma la controversia in un’occasione per interrogare i fondamenti della cultura del suo tempo.
Petrarca sostiene che è inutile conoscere la struttura del mondo, discutere sottilmente di logica e padroneggiare numerose dottrine se non si riesce a comprendere sé stessi, governare le proprie passioni e distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.

Sapere molto non significa essere saggi
Il bersaglio di Petrarca non è la conoscenza in quanto tale, ma una concezione del sapere che separa l’intelligenza dalla formazione morale. L’autore rivendica il valore di una filosofia capace di incidere concretamente sull’esistenza, aiutando l’individuo a riconoscere la propria fragilità, a riflettere sulla morte e a orientare le proprie scelte.
Negli autori latini, soprattutto Cicerone e Seneca, trova una riflessione morale strettamente connessa alla vita quotidiana.

L’ignoranza come consapevolezza dei propri limiti
Che cosa significa riconoscersi ignoranti? Per Petrarca, l’ammissione dei propri limiti può costituire il punto di partenza di una conoscenza più autentica. L’ignoranza più insidiosa non consiste necessariamente nel non sapere, ma nel credere di sapere abbastanza da non dover più interrogare sé stessi. Da questo punto di vista, il pensiero petrarchesco presenta una sorprendente attualità. Anche nelle società contemporanee, caratterizzate da una disponibilità pressoché illimitata di informazioni, l’accumulo di nozioni può convivere con l’incapacità di giudicare criticamente, riconoscere i propri pregiudizi e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.