Rubriche › Cultura&Società Storia e memoria | Una ricerca dell’architetto Innocenzo Bortone riapre una pagina poco conosciuta del territorio camerotano.

Licusati, il caso del Comune cancellato nel 1928

Nel 1928 il regime fascista cancellò l’autonomia comunale di Licusati. Attraverso documenti d’archivio, testimonianze familiari e legami con la famiglia Amendola, una nuova ricerca prova a ricostruire gli equilibri, i protagonisti e le conseguenze di una decisione che segnò profondamente la comunità.

Chi volle la soppressione del Comune e quali interessi entrarono in gioco? Tra carte inedite e memoria privata, affiora una vicenda che supera i confini della storia locale e interroga il rapporto tra potere, autonomia e democrazia.

Il fascismo poteva cancellare un Comune. Più difficile cancellare ciò che quella decisione si lasciava dietro: contrasti, interessi, persone convinte di avere subito un torto e altre chiamate ad amministrarne le conseguenze. A Licusati, nel 1928, accadde qualcosa che merita di essere ricostruito ben oltre la formula burocratica della soppressione. È su questo passaggio che si concentra la ricerca dell’architetto Innocenzo Bortone, un lavoro del quale, per il momento, non è stato svelato il titolo.

È emersa, però, l’anticipazione di una vicenda che avrebbe potuto coinvolgere l’intero territorio camerotano. Quanto basta per sollevare qualche domanda. Quali equilibri vennero toccati? Chi ebbe un ruolo nelle decisioni? E perché quella che, vista da lontano, potrebbe sembrare una delle tante operazioni amministrative del regime assunse a Licusati una portata tanto delicata?

Sono domande da portare alle carte, prima che alle celebrazioni della memoria. Bortone ha cercato anche quelle conservate nelle famiglie, entrando in contatto con i discendenti di due figure centrali del racconto: Giovanni Garofalo e il primo podestà di Licusati. Un percorso che permette di avvicinare la storia pubblica attraverso documenti e ricordi rimasti in ambito privato, da confrontare e verificare.

L’archivio della famiglia Garofalo è diventato accessibile grazie ad Adriana Scarpitta, nipote di Giovanni. Un’altra nipote, Valeria Garofalo, ha accompagnato la ricerca attraverso un lungo confronto e favorito il contatto con lo storico liparota Giuseppe Pino La Greca. Il dialogo con Raffaele Gàlato ha invece aperto il versante familiare del primo podestà. Voci diverse intorno a uno stesso nodo, il cui interesse sta proprio nella possibilità di ricostruire relazioni e responsabilità senza accontentarsi di una versione tramandata.

A questo percorso appartiene anche il legame con Pietro e Giovanni Amendola, del quale la ricerca permetterà di conoscere i particolari. Un riferimento che apre alla storia dell’antifascismo e, attraverso Giorgio Amendola, figlio di Giovanni e fratello di Pietro, all’esperienza dell’Assemblea Costituente. Giovanni, morto nel 1926 dopo le aggressioni fasciste, non avrebbe visto nascere la Repubblica; Giorgio avrebbe partecipato alla costruzione delle sue istituzioni.

La prefazione è affidata al professor Mario Garofalo, direttore responsabile di «Quaderni Meridionali»; alla ricerca si è aggiunto il contributo culturale del professor Gerardo Chirichiello, studioso di storia locale. Il risultato andrà valutato alla lettura, quando sarà possibile seguire i documenti e misurare le conclusioni. L’argomento, intanto, possiede una forza che supera il perimetro del paese.

Dietro la soppressione di un Comune c’è infatti una questione molto concreta: dove finisce il potere di una comunità e dove comincia quello esercitato su di essa? Cambiare il luogo delle decisioni significa modificare rapporti, accessi, possibilità di contare. Nel caso di Licusati, capire come questo avvenne sotto il fascismo può restituire spessore a una data che rischierebbe altrimenti di restare una riga nelle cronologie amministrative. Anche ricordare la Costituzione, oggi, significa conoscere queste vicende: comprendere quanto conti poter scegliere i propri rappresentanti e partecipare alle decisioni che riguardano il luogo in cui si vive.

Bortone ha scelto di fermare qui le anticipazioni. Restano un anno, alcuni nomi e l’annuncio di conseguenze più ampie di quanto si potrebbe immaginare. La curiosità riguarda ciò che accadde dietro gli atti: chi volle quella decisione, chi la sostenne e chi dovette farci i conti.