Attualità

Leggere Dante fra bagliori ed echi

Nel borgo di Alvito, in piena Valle di Comino, un appuntamento di grande suggestione.

Leggere Dante fra bagliori ed echi

La Valle di Comino è un crinale ossuto che riconquista il tempo – la Storia – ad ogni rifiato. Dai ripari che furono dei Sanniti alle strade di pietra, genere e specie della romanità famelica. Minuscole cittadelle edificate sulle sommità quando il territorio non aveva perimetri politici e che oggi sono retta dorsale tra il Latium e le terre d’Abruzzo. Un circuito di saliscendi e ricami, o una minuta costellazione in terra. Soprattutto di notte quando questi borghi si fanno alveari di luci lievi e di silenzio. Di alibi. I loro nomi? Sono aliti di brume e di venti che si rincorrono nel declino degli imbuti a valle, per risalire come nenie astrali in cima alle torri o a ciò che resta di esse.

Così è Alvito, modellata per curve che mordono la collina e celano, discrete, il cuore alto della fortezza. La “Lettura dantesca” voluta da Maria Rosaria di Fazio e da Vincenzo D’Alfonso non è un’occasione a margine. Non nasce dalla volontà di restituire al borgo un tempo di partecipazione da consumare per libero arbitrio. Qui la cultura è braciere operoso. Grazie a Maria Rosaria di Fazio, a Vincenzo D’Alfonso, a Maria Carmen di Poce, ad Ivano Capocciama, alla Filodrammatica “Gabriele D’Annunzio”, alle associazioni prolificate come resistenza, alle genti ( alla loro taumaturgica curiosità) della valle.

Un’estate, quella che si concede al borgo, fitta di timbri e di pronunce che si fanno bagliori, echi, indizi. In un reticolo imprevedibile di percezioni, di stupori, di ragionamenti mai consueti. I piccoli e i grandi “rinascimenti” (così credo) hanno bisogno di protagonisti, mai di protagonismi. In questo angolo prezioso di mondo la cultura, l’arte, la memoria dell’appartenenza sono banchetto lieto. Per loro e per noi. E allora la “Lettura dantesca” ci accompagnerà come suono, o come voce delle stelle.

Alvito (Fr)- Lettura dantesca– 13 agosto ore 21.30 – a cura di Maria Rosaria di Fazio e Vincenzo D’Alfonso