Perugia-Assisi: un popolo che grida ‘pace’
Oltre diecimila gli iscritti, molti di più contando coloro che si sono uniti lungo i 21km di marcia, i partecipanti, ieri, alla marcia straordinaria per la pace. Volti noti, come quello di don Ciotti, volti ignoti la maggior parte…centinaia di associazioni, istituzioni, sindacati, realtà pubbliche e private e oltre 300 città, con l’unica bandiera ammessa quella arcobaleno della pace, ma tutti lì, insieme per gridare ‘pace’… “per non lasciare solo Papa Francesco a chiedere pace per il mondo”, come ha detto uno dei presenti. Un popolo in marcia per la pace, per dire a gran voce ‘No alla guerra’, ieri si è mosso da Perugia, Giardini del Frontone, alla volta di Assisi, con striscioni, bandiere e voglia di partecipare al grido, condiviso da Papa Francesco,
“Fermatevi! La guerra è una follia”.
Molti, moltissimi i giovani, tantissime le famiglie con i propri bambini… in cammino verso la città della pace… fino alla piazza superiore e quella inferiore di San Francesco, dove dal palco la Sindaca Stefania Proietti, sempre in prima linea quando si parla di pace, ha accolto il ‘popolo della pace’… e lo ha accolto con in mano la Costituzione Italiana e dando lettura, quasi ‘gridandolo’ dell’Art. 11:
“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
“Chi chiede pace – ha detto Flavio Lotti, coordinatore del comitato promotore – “non sono i pacifisti ma le vittime della guerra, e noi siamo il loro megafono”.
È intervenuto anche Maurizio Landini, segretario generale della Cgil. «Bisogna riconquistare la pace, fermare questa guerra assurda, che sta creando disastri. Questa guerra voluta da Putin. E in una fase in cui il rischio concreto è che la guerra torni a essere lo strumento di regolazione dei rapporti tra le persone. Noi non possiamo accettare questa regressione. C’è bisogno di prendere parola, di scendere in campo. E c’è bisogno che anche l’Europa giochi un ruolo determinante proprio per affermare la pace che in questo momento significa costringere Putin a un negoziato e ad accettare questa logica assurda della guerra».

Presente anche il leader della Fiom-Cgil, Michele De Palma che ha ribadito: «La guerra distrugge, il lavoro crea. Siamo qui perché i lavoratori sono solidali con chi sta soffrendo. Siccome il rischio è che la guerra produca povertà nel nostro Paese, siamo due volte a favore della pace e del lavoro».
Pochissimi i politici presenti. Avvistati soltanto Nicola Fratoianni di Sinistra italiana e i parlamentari umbri del Pd Walter Verini e Anna Ascani. «La politica purtroppo in questo tempo ha affidato le sorti dell’Ucraina, dell’Europa e della democrazia alle armi» ha commentato Lotti.

La Marcia della Pace stavolta ‘è passata’ anche per piazza San Pietro. Quando a mezzogiorno il fiume di donne, ragazzi, associazioni e bandiere era metà strada – tra Bastiola e Ospedalicchio – dal Vaticano è arrivata la voce di Papa Francesco, cui gli organizzatori hanno preso in prestito le parole dello striscione d’apertura del corteo, “Fermatevi, la guerra è una follia”. Stavolta il Papa non ha mandato un messaggio scritto, come altre volte, ma ha salutato in diretta all’Angelus le decine di migliaia di manifestanti. E ha rilanciato con forza l’appello della Marcia ai leader del mondo, convinti che l’unica soluzione alla guerra è la guerra. Qui c’è un popolo, numeroso e inascoltato, che invece chiede diplomazia, negoziati, politica: “A tutti chiedo di accrescere la preghiera per la pace – ha invitato il Papa – e di avere il coraggio di dire e di manifestare che la pace è possibile. I leader politici per favore ascoltino la voce della gente che vuole la pace, non l’escalation del conflitto” , è l’appello che il Papa ha fatto scandendo le parole. “A questo proposito – ha poi aggiunto – saluto e ringrazio i partecipanti alla Marcia straordinaria Perugia Assisi della pace e della fraternità che si svolge oggi, come pure chi ha aderito ad analoghe manifestazioni in altre città d’Italia”.