Il silenzio della vergogna
Autotrasportatori e agricoltori chiedono risposte mentre in alcune località cominciano a mancare merci e carburanti. Il Governo deve misurarsi con l’urgenza della crisi. I grandi media devono darle l’attenzione che merita.
Un incontro annunciato non basta a risolvere le difficoltà di chi lavora con costi diventati insostenibili. E qualche servizio, pur necessario, non esaurisce il dovere di raccontare una protesta che coinvolge imprese, famiglie e interi territori.
Gli scaffali che cominciano a svuotarsi in alcuni supermercati del Sud dovrebbero bastare a imporre una domanda al centro del confronto pubblico: che cosa sta facendo il Governo per affrontare questa crisi? A Foggia si segnalano difficoltà nei rifornimenti, a Palermo sono documentate assenze di merce, a Messina carenze circoscritte ad alcuni prodotti e punti vendita, anche in Molise si registrano blocchi nelle province di Isernia e Campobasso e supermercati che iniziano a essere in difficoltà. Situazioni diverse, che vanno raccontate nella loro effettiva dimensione, ma che rendono già visibili le conseguenze della protesta sulla vita quotidiana delle persone.
Dietro quelle assenze ci sono camion fermi, consegne rallentate, aziende in difficoltà. Ci sono autotrasportatori e agricoltori che chiedono di poter continuare a lavorare senza vedere i costi divorare il risultato della propria fatica. Liquidare tutto come un problema di circolazione significa evitare la questione che viene prima dei presidi: quali condizioni hanno portato una parte di questi lavoratori a considerare il fermo l’unico strumento rimasto per ottenere ascolto?

È qui che la lentezza della risposta politica diventa difficile da accettare. Il tavolo con il settore era stato inizialmente fissato per il 27 ottobre; gli aggiornamenti riferiscono ora di incontri il 20 ottobre a Milano, anche con rappresentanti delle sigle autonome. L’anticipo era necessario. Ma resta da capire quali risposte arriveranno, con quali risorse e in quali tempi. La convocazione apre un confronto; il suo valore dipenderà dalle decisioni che produrrà.
Chi governa deve assumersi la responsabilità di intervenire prima che il disagio si allarghi ulteriormente. Deve ascoltare le richieste, distinguere quelle immediatamente affrontabili da quelle che richiedono interventi strutturali, spiegare pubblicamente quali impegni intende prendere. Chi aspetta nei presidi e chi subisce le conseguenze delle mancate consegne ha bisogno di risposte comprensibili, verificabili, accompagnate da scadenze.
C’è poi la responsabilità dell’informazione. Servizi e articoli ci sono, anche nel servizio pubblico. Sarebbe scorretto cancellare il lavoro dei cronisti che stanno seguendo quanto accade. Proprio i servizi delle redazioni regionali Rai documentano scaffali semivuoti, code ai distributori, presidi e differenze nelle richieste dei manifestanti. Ma il punto è il peso che questa vicenda assume nell’agenda nazionale, la continuità con cui viene seguita, la capacità di trasformare la cronaca locale in una questione sulla quale chiedere conto al Governo.
È questo il silenzio che indignа: l’insufficienza di un’attenzione che dovrebbe accompagnare la crisi fino alle risposte, senza esaurirsi nell’annuncio di un tavolo. Una notizia può essere pubblicata e restare comunque ai margini del dibattito. Può comparire in un notiziario senza diventare oggetto di un’inchiesta, di un confronto approfondito, di domande insistenti ai ministri competenti.

Vorremmo vedere le grandi redazioni nei luoghi della protesta, ascoltare i lavoratori e verificare i loro conti, ricostruire l’andamento dei costi, spiegare come si formano i compensi e dove si restringono i margini. Vorremmo conoscere anche le conseguenze dei fermi sulle altre imprese, sui produttori che devono consegnare, sui cittadini che cercano prodotti e carburante. Raccontare seriamente significa tenere insieme queste voci, senza trasformare nessuno in una comparsa.
La protesta va interrogata anche sulle proprie responsabilità. La tutela delle persone, la libertà di movimento e gli approvvigionamenti essenziali restano questioni concrete. Affrontarle con rigore dà forza all’informazione e permette di chiedere con altrettanta fermezza alla politica perché la crisi sia arrivata fin qui e come intenda risolverla.
Il servizio pubblico ha un dovere particolare verso quei cittadini che abitano lontano dai centri del potere. Il loro lavoro, le loro difficoltà e le loro richieste devono trovare spazio adeguato nell’informazione nazionale. La distanza da Roma non può diventare distanza dall’attenzione del Paese.
Il Governo risponda delle proprie scelte e dei propri tempi. I grandi media continuino a fare domande, ogni giorno, fino a quando agli annunci seguiranno fatti verificabili. Perché mentre si aspetta un incontro, qualcuno continua a perdere reddito, un’impresa accumula difficoltà e una famiglia comincia a incontrarne le conseguenze facendo la spesa. È a queste persone che politica e informazione devono rendere conto.