Isernia resta in Molise. A cambiare devono essere i governi, non i confini.
Isernia resta dove deve stare: in Molise.
L’idea di passare all’Abruzzo nasce da una rabbia vera. Una rabbia che arriva da anni di promesse rimaste sulla carta, da servizi ridotti, da paesi delle aree interne lasciati lentamente senza voce e senza prospettive.
Quella rabbia merita ascolto. La risposta, però, non può essere soltanto lo spostamento di un confine.
Una linea tracciata su una mappa non riapre un ambulatorio, non rimette in funzione un collegamento, non crea lavoro. Le comunità hanno bisogno di risposte concrete: una sanità efficiente, strade sicure, trasporti dignitosi, scuole vive, opportunità per chi vuole restare.
Il punto centrale resta uno: la capacità di governare.
Per anni la politica ha inseguito annunci, inaugurazioni e dichiarazioni. Nel frattempo le aree interne hanno perso servizi, abitanti ed energie. Ogni presidio chiuso, ogni collegamento cancellato, ogni giovane costretto a partire racconta una stagione di scelte rimandate e di responsabilità mai affrontate fino in fondo.
Oggi il rischio è trasformare un problema politico e amministrativo in una semplice questione di confini. Spostare una casella sulla carta può sembrare una risposta immediata, mentre le vere domande restano ferme.
Perché una provincia arriva a pensare che il proprio futuro sia oltre il proprio territorio? Questa dovrebbe essere la domanda di una politica seria. Isernia merita rispetto, investimenti e attenzione. Merita amministratori capaci di vivere i problemi del territorio ogni giorno, non soltanto nei momenti in cui servono voti o consenso.
Il vero scandalo è vedere una comunità arrivare al punto di cercare altrove ciò che per anni ha chiesto dentro casa propria. Il Molise perde pezzi da troppo tempo. Isernia ha pagato un prezzo pesante. Le parole sono state tante, le risposte ancora poche. Adesso servono responsabilità. Servono scelte. Servono fatti.
Isernia resta in Molise. A cambiare devono essere le politiche e chi le porta avanti. La geografia può restare quella che è.