Myanmar: la democrazia cammina sulle gambe dei giovani

Da settimane, i notiziari di tutte le emittenti televisive mondiali e tutte le principali testate giornalistiche internazionali stanno rivolgendo la propria attenzione nei confronti degli avvenimenti politici del Myanmar. Dal primo febbraio scorso, infatti, il Paese del Sud-est asiatico sta vivendo una grave crisi istituzionale e sociale, a causa di un colpo di stato.
Decine e decine sono i manifestanti uccisi dalle truppe golpiste, le quali si oppongono alle richieste della popolazione di un sistema democratico, come quello già in vigore nella ex Birmania. Le fonti di stampa riportano che la stragrande maggioranza dei cittadini di questo Stato sta contrastando la forza politica militare che, con brutalità, porta il Paese ad un vero e proprio Stato di estrazione totalitaria.
Il primo febbraio 2021, in Myanmar, l’esercito ha preso il potere con un colpo di stato: ha arrestato tutti i principali leader del partito di maggioranza, tra cui Aung San Suu Kyi – la quale era di fatto capo del governo – ha dichiarato un anno di stato d’emergenza, ha interrotto le linee telefoniche e ha sospeso le trasmissioni della televisione di Stato. A guidare il golpe è stato il capo delle forze armate birmane, il generale Min Aung Hlaing che, in seguito, ha assunto il ruolo di capo del governo.
Il colpo di stato è avvenuto nel giorno in cui si sarebbe dovuto riunire per la prima volta il nuovo Parlamento dopo le elezioni dello scorso novembre, vinte nettamente dalla Lega nazionale per la democrazia, il partito di Aung San Suu Kyi, e perse dal Partito per la solidarietà e lo sviluppo dell’Unione, sostenuto dai militari. Dopo la competizione elettorale, l’esercito aveva contestato i risultati, accusando la Lega di brogli e, negli ultimi giorni, il clima si era fatto particolarmente teso.
