Ambiente, Attualità

Venafro, quei rifiuti abbandonati nell’area dell’ex CMV che nessuno vede

Quello che un tempo era motivo d’orgoglio e portava il nome della città nel mondo è oggi una discarica a cielo aperto. L’area è privata, ma il degrado non può più essere ignorato.

Basta arrivare a Venafro dalla Campania per trovarsela davanti. L’area dell’ex CMV è ormai invasa dal degrado e dai rifiuti abbandonati. Uno spettacolo desolante, tanto più difficile da accettare perché stiamo parlando di quello che per molti anni è stato uno dei simboli della Venafro produttiva, capace di portare il nome della città in giro per il mondo.

Oggi di quella storia rimane un’immagine che fa male. Dove c’era un’attività conosciuta ben oltre i confini regionali, nazionali ed europei, adesso si accumulano rifiuti di ogni genere. Qualcuno arriva, scarica e se ne va. E, scarico dopo scarico, l’ingresso dell’ex insediamento è stata trasformata in una vera e propria discarica a cielo aperto.

Il problema, peraltro, è sotto gli occhi di tutti. Non siamo in una zona sperduta o difficilmente raggiungibile. Siamo lungo uno degli accessi a Venafro, quello percorso quotidianamente da chi arriva dalla Campania. È questa una delle prime immagini che la città offre di sé.

Dal Comune fanno sapere che la zona interessata dall’abbandono dei rifiuti è privata. Una precisazione necessaria, perché competenze e responsabilità vanno attribuite correttamente. Ma la natura privata dell’area non può chiudere la questione. Al contrario, rende necessario capire quali iniziative possano essere assunte nei confronti della proprietà e quali strumenti siano disponibili per arrivare alla rimozione dei rifiuti e al ripristino di condizioni almeno dignitose.

Perché una cosa è certa: così non può rimanere.

E sarebbe anche troppo semplice attribuire tutto genericamente al degrado. Quei rifiuti qualcuno li ha portati lì. Dietro ogni sacco, ogni materiale gettato a terra c’è una scelta precisa. C’è chi ha deciso che un’area abbandonata potesse diventare terra di nessuno e che, lontano da occhi indiscreti, fosse possibile liberarsi di qualsiasi cosa.

È l’inciviltà di troppi, certamente. Ma quando l’inciviltà continua per mesi o per anni e i suoi effetti rimangono al loro posto, si aggiunge un altro problema: ci si abitua. Il cumulo di oggi si aggiunge a quello di ieri e lentamente ciò che dovrebbe provocare indignazione diventa parte del panorama.

Primo piano sui rifiuti abbandonati

Nel caso dell’ex CMV c’è, però, qualcosa in più. Per Venafro quello stabilimento ha rappresentato lavoro, economia e un pezzo importante della storia industriale della città. Molti ricordano ancora cosa significasse quel nome e quanto fosse conosciuto fuori dal territorio. Vederlo oggi associato a una distesa di rifiuti rende ancora più evidente la distanza tra ciò che quell’area è stata e ciò che è diventata.

Non si tratta di immaginare improbabili recuperi dall’oggi al domani né di distribuire promesse su una futura destinazione dell’ex stabilimento, soprattutto perché l’abbandono di anni pesa non poco. Prima viene qualcosa di molto più semplice: restituire decoro a quell’area.

La proprietà è privata? Si intervenga allora utilizzando gli strumenti previsti perché chi ne ha la responsabilità provveda. Si verifichi la situazione, si accerti la natura dei materiali abbandonati, si individuino gli interventi necessari e, soprattutto, si impedisca che dopo un’eventuale pulizia tutto ricominci come prima.

Non è soltanto una questione estetica. È una questione di rispetto per Venafro e, in questo caso, anche per la sua memoria.

L’ex CMV ha portato per anni il nome della città lontano da qui. Oggi accoglie chi arriva a Venafro con rifiuti e abbandono.

Fin troppo si è finto di non vedere. È arrivato il momento di occuparsene.