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Il Papa ai giovani: “La rivoluzione è costruire la civiltà dell’amore”

Ad Assisi Leone XIV dialoga con le nuove generazioni e consegna un messaggio che va controcorrente: basta contrapposizioni, pregiudizi e fondamentalismi. La fede autentica apre il cuore, educa alla fraternità e rende capaci di scegliere per sempre.

ASSISI – Non un discorso dall’alto di una cattedra, ma un dialogo vero. Domande dirette, senza sconti, e risposte altrettanto dirette. È il clima che ha accompagnato l’incontro di Papa Leone XIV con migliaia di giovani nella piazza di Santa Maria degli Angeli, ad Assisi, primo appuntamento della sua visita pastorale, dove il Pontefice ha scelto di confrontarsi con le inquietudini, le speranze e le domande di una generazione che cerca punti di riferimento.

Il filo conduttore dell’incontro è racchiuso in una frase destinata a lasciare il segno: costruire “la civiltà dell’amore, non delle contrapposizioni”. Un invito che assume un valore particolare in un tempo segnato da guerre, polarizzazioni, linguaggi aggressivi e crescenti divisioni sociali.

Alle domande dei ragazzi, Leone XIV ha indicato la strada di un cristianesimo autentico, lontano da ogni forma di estremismo. La radicalità evangelica, ha spiegato, non coincide con il fondamentalismo. È, al contrario, ciò che rende la persona “sensibile, attenta, umile e accogliente verso tutti”. Per questo il Papa ha messo in guardia da ogni tentativo di utilizzare la religione come strumento di contrapposizione politica o identitaria e ha invitato a superare quei muri alimentati dalla cattiva informazione e dal pregiudizio.

Particolarmente significativa la risposta alla giovane Karolina, proveniente dalla Croazia. Richiamando le ferite ancora vive dei Balcani, il Pontefice ha ricordato come proprio in quelle terre il dialogo abbia permesso la convivenza tra cattolici, ortodossi e musulmani. Da qui l’appello ai cristiani di oggi: essere operatori di pace, purificare la memoria e coltivare la riconciliazione, senza lasciarsi trascinare dalla logica delle identità contrapposte.

Uno dei passaggi più attuali riguarda il rapporto con la tecnologia. Pur riconoscendone le potenzialità, Leone XIV ha osservato come il mondo digitale rischi di “disabituare a stare insieme”, sostituendo la concretezza delle relazioni con la virtualità. Per questo ha esortato i giovani a recuperare la bellezza dello stare insieme, del dialogo e della fraternità, ricordando che il silenzio e l’incontro autentico sono il contrario della violenza e della guerra.

Non meno incisive le parole dedicate alle grandi scelte della vita. Rispondendo a Giovanni, un giovane di Bologna, il Papa ha definito la scelta definitiva “l’atto più rivoluzionario” del nostro tempo. In una cultura che esalta la provvisorietà e l’illusione di una libertà senza legami, il Pontefice ha ricordato che decidere per sempre non significa rinchiudersi, ma aprirsi a un cammino più grande. L’amore autentico, ha spiegato, è un esodo, un percorso che Dio compie insieme all’uomo.

Con grande semplicità, Leone XIV ha anche aperto una finestra sul proprio cammino personale, raccontando come il Signore non lo abbia mai lasciato solo. Dalla vocazione sacerdotale fino al “sì” pronunciato per accettare il ministero petrino, ha riconosciuto di essere sempre stato accompagnato da persone e incontri che hanno illuminato il suo percorso.

Infine, affrontando il tema delle ferite della Chiesa e delle difficoltà nel rimanere fedeli, il Papa ha ribadito che il miracolo della comunità cristiana consiste proprio nell’abbattere quei “muri invisibili” che dividono le persone. Attorno a Cristo, ha ricordato, uomini e donne che non si sarebbero mai incontrati possono scoprirsi fratelli e sorelle. È questa, forse, la testimonianza più rivoluzionaria che la Chiesa è chiamata a offrire anche nelle città di oggi.

Il messaggio che arriva da Assisi va oltre l’incontro con i giovani. È una proposta culturale prima ancora che religiosa: sostituire la logica dello scontro con quella dell’incontro, il pregiudizio con la conoscenza, la paura con la fraternità. Una prospettiva che richiama con forza l’urgenza di un nuovo umanesimo, fondato sulla dignità della persona e sulla capacità di costruire relazioni autentiche. Perché, come ha ricordato Leone XIV, il vero potere non è quello che umilia, ma quello che sa servire e sollevare l’altro.