Le scuse giuste, al destinatario sbagliato
La Lega Giovani Molise pretende che il sindaco di Ripalimosani chieda perdono a Salvini per averlo definito “demente”. Dimentica, però, le migliaia di docenti costretti a vivere lontano da casa e liquidati dal leader leghista come una “classe privilegiata”
Un insulto personale resta un insulto e non rende più forte alcuna critica politica. Ma se davvero i giovani leghisti vogliono difendere il rispetto delle istituzioni, potrebbero cominciare chiedendo al proprio leader di scusarsi con chi ogni giorno tiene in piedi la scuola italiana per uno stipendio tra i più bassi d’Europa.
C’è qualcosa di persino tenero nella tempestività con cui la Lega Giovani Molise si è precipitata a difendere Matteo Salvini. Il sindaco di Ripalimosani, Marco Giampaolo, ha pubblicato sui social un augurio per l’inizio dell’anno scolastico accompagnandolo con un riferimento tutt’altro che elegante al vicepremier, definito “demente”. I giovani leghisti hanno subito alzato gli scudi: un primo cittadino, hanno spiegato, dovrebbe mantenere un linguaggio rispettoso delle istituzioni e, per questo, Giampaolo deve chiedere immediatamente scusa.
Sul principio si potrebbe perfino essere d’accordo. “Demente” è un insulto, non un argomento, e un amministratore pubblico dovrebbe sapere che la critica politica non ha bisogno di scendere sul terreno dell’offesa personale. Anche perché utilizzare una condizione di salute come sinonimo di stupidità non è soltanto sgradevole, ma tradisce una povertà di linguaggio che mal si concilia proprio con quel valore educativo che il post intendeva difendere.
Stabilito questo, tuttavia, resta una domanda: davvero, in tutta questa storia, l’unico a meritare delle scuse è Matteo Salvini?
Perché il post del sindaco di Ripalimosani non nasce dal nulla. Riprende una dichiarazione con cui Salvini, qualche tempo fa, ha definito gli insegnanti dei “privilegiati”, sostenendo che avrebbero tre mesi consecutivi di vacanza. Una di quelle frasi perfette per ottenere un titolo, alimentare il risentimento e mettere una categoria di lavoratori contro il resto del Paese. Poche parole, semplici e immediate, purché nessuno si prenda la briga di confrontarle con la realtà.

Ed è proprio la realtà a rendere paradossale la richiesta della Lega Giovani Molise. Mentre si pretende una pubblica riparazione per il leader, non una parola viene spesa per le migliaia di insegnanti che, ogni anno, lasciano il Molise e le altre regioni del Mezzogiorno per raggiungere una scuola a centinaia di chilometri da casa. Donne e uomini che salutano i figli, i genitori anziani, il coniuge, gli amici e il proprio paese; caricano una valigia in automobile, salgono su un treno e cominciano a cercare una stanza in Lombardia, Piemonte, Veneto o Emilia-Romagna, dove spesso un affitto divora più della metà dello stipendio.
Sono privilegiati anche loro?
È un privilegio trascorrere la domenica pomeriggio in autostrada per essere in classe il lunedì mattina? È un privilegio contare i fine settimana in cui si può tornare a casa, perché il costo dei viaggi non consente di farlo ogni settimana? È un privilegio pagare un affitto al Nord mentre si continua a contribuire alle spese della famiglia rimasta al Sud? È un privilegio seguire un genitore malato attraverso lo schermo di un telefono o vedere crescere i propri figli tra una videochiamata e un viaggio notturno?
Forse i giovani della Lega molisana non conoscono queste storie. Sarebbe strano, perché in Molise quasi ogni famiglia ne custodisce almeno una. Un figlio, una sorella, una moglie, un amico che ha vinto un concorso, ottenuto una supplenza o accettato un incarico e si è sentito rivolgere la frase che, da queste parti, accompagna ormai intere generazioni: “Almeno hai trovato lavoro”. Come se il lavoro, per essere considerato tale, dovesse necessariamente comportare lo sradicamento; come se partire fosse sempre un’avventura e mai, anche, una ferita.
I numeri, peraltro, rendono la definizione di “privilegiati” ancora più offensiva. Secondo l’OCSE, in Italia lo stipendio effettivo di un insegnante della scuola primaria è inferiore del 33 per cento rispetto a quello degli altri lavoratori laureati, mentre la differenza media nell’area OCSE è del 17 per cento. Ancora più eloquente è un altro dato: tra il 2015 e il 2024 le retribuzioni reali dei docenti della primaria sono cresciute mediamente del 14,6 per cento nei Paesi OCSE; in Italia sono diminuite del 4,4 per cento. I dati Eurydice collocano inoltre le retribuzioni italiane nella parte bassa della classifica europea, con circa 26 mila euro lordi annui a inizio carriera e progressioni tanto lente da richiedere decenni per raggiungere il livello massimo. Altro che casta dorata.
Quanto ai famosi tre mesi di vacanza, basterebbe distinguere la chiusura estiva delle scuole dalle ferie degli insegnanti. Le lezioni terminano, ma restano scrutini, esami di Stato, riunioni, adempimenti e attività di preparazione del nuovo anno. Durante i mesi di scuola, poi, il lavoro non coincide con le sole ore trascorse in aula: ci sono lezioni da preparare, compiti da correggere, consigli di classe, collegi, colloqui con le famiglie, formazione, progetti, burocrazia e responsabilità educative che non vengono spente insieme al registro elettronico. È curioso doverlo ricordare proprio a chi pretende di impartire lezioni sul rispetto dovuto alle categorie e alle istituzioni.
L’aspetto più ironico della vicenda è che a presentare i docenti come privilegiati sia stato un uomo che vive di politica da oltre trent’anni. Matteo Salvini è entrato nel Consiglio comunale di Milano nel 1993 e da allora ha attraversato Parlamento europeo, Camera dei deputati, Senato, ministeri, segreterie di partito e vicepresidenze del Consiglio. Tutto perfettamente legittimo, naturalmente. Nessuno contesta il diritto di trasformare l’impegno politico in una professione. Ma un minimo di prudenza sarebbe consigliabile prima di spiegare il privilegio a chi, dopo una laurea, un’abilitazione, concorsi, graduatorie e anni di precariato, viene mandato dall’altra parte d’Italia per uno stipendio che spesso basta appena a pagare affitto, bollette e viaggi… e vedere sedute tra gli scranni del Governo persone che hanno a stento un diploma e che percepiscono stipendi del 1133,33% più alti dei propri.
La Lega Giovani Molise afferma che le parole del sindaco avrebbero offeso anche i cittadini. È una considerazione interessante. Perché non applicarla pure agli insegnanti? Non sono forse cittadini anche loro? Non meritano rispetto le persone alle quali lo Stato affida ogni mattina milioni di bambini e ragazzi? E, soprattutto, non lo meritano le centinaia, forse migliaia di docenti molisani costretti a lasciare una regione che perde abitanti, giovani e competenze, mentre la politica continua a celebrare il contrasto allo spopolamento con la stessa puntualità con cui ne alimenta le cause?
Se i giovani leghisti vogliono davvero rendersi utili, potrebbero trasformare la loro indignazione in una battaglia concreta. Potrebbero chiedere un’indennità per il personale scolastico fuori sede, sostegni per gli affitti, stipendi adeguati al costo della vita, procedure di reclutamento meno umilianti e una mobilità che non condanni le persone a una separazione familiare indefinita. Potrebbero domandare al proprio partito, che fa parte del Governo, che cosa intenda fare per riportare le retribuzioni dei docenti italiani almeno verso la media europea, perché sì l’attuale governo li ha alzati, ma nel frattempo ha portato anche la pressione fiscale al 43,1%. Sarebbe una difesa delle istituzioni molto più credibile, perché la scuola è un’istituzione anche quando non offre l’occasione per diramare un comunicato stampa.
Marco Giampaolo farebbe bene a riconoscere che quel termine è stato sbagliato. Non perché glielo ordina la Lega Giovani, ma perché il linguaggio pubblico ha un peso e una critica intelligente non guadagna nulla dall’insulto. Subito dopo, però, Matteo Salvini potrebbe compiere un gesto altrettanto semplice: chiedere scusa agli insegnanti che ha dipinto come vacanzieri privilegiati.
Sarebbe un buon esercizio di reciprocità. Il sindaco si scusi per una parola. Salvini si scusi per aver umiliato un’intera categoria.
Con una differenza non proprio secondaria: Giampaolo ha scritto un insulto in un post; Salvini, dall’alto di una carriera politica lunga più di trent’anni, ha contribuito ad alimentare un pregiudizio contro lavoratori ai quali questo Paese chiede moltissimo e restituisce troppo poco. E se la Lega Giovani Molise vuole davvero stabilire da dove debbano cominciare le scuse, potrebbe partire da qui. Non dal potente che pretende protezione, ma da chi ogni settembre chiude una valigia, saluta la propria casa e parte per andare a educare i figli degli altri.