Editoriali

Quando il bersaglio sbagliato diventa la notizia

Dietro il primato negativo di Isernia non c'è il fallimento di una singola amministrazione, ma una crisi strutturale che da anni svuota il Mezzogiorno e l'intero Paese delle sue migliori energie.

C’è qualcosa di molto poco convincente, sul piano intellettuale e politico, nel tentativo di trasformare un fenomeno nazionale, strutturale e drammatico in una colpa personale del sindaco di una città di appena ventimila abitanti.

L’articolo che punta il dito contro il sindaco di Isernia per il primato provinciale nell’emigrazione giovanile sembra ignorare volutamente la realtà. Una realtà che racconta ben altro. Solo nell’ultimo anno, in Italia, quasi 194.000 giovani hanno lasciato il proprio territorio in cerca di opportunità, lavoro, stipendi dignitosi e prospettive di vita migliori. Non stiamo parlando di un problema isernino. Stiamo parlando di una vera emergenza nazionale.

I giovani se ne vanno perché non trovano lavoro qualificato. Perché dopo anni di studio vengono accolti da salari che spesso non consentono neppure di progettare un’autonomia abitativa. Perché vengono intrappolati in stage gratuiti, tirocini sottopagati e contratti precari che troppo spesso rappresentano forme legalizzate di sfruttamento. Se ne vanno perché altrove il merito viene riconosciuto e remunerato, mentre qui viene celebrato nei convegni e dimenticato nei bilanci.

E allora, davvero qualcuno pensa che tutto questo dipenda da Piero Castrataro?

Davvero si vuole far credere che il sindaco di Isernia abbia il potere di invertire da solo una tendenza che investe l’intero Mezzogiorno e buona parte del Paese? Che possa compensare con gli strumenti di un’amministrazione comunale le conseguenze di decenni di politiche economiche fallimentari, di investimenti mancati, di una desertificazione industriale che continua sotto gli occhi di tutti?

Forse sarebbe più utile chiedersi perché chiudono gli stabilimenti. Perché la sanità territoriale viene progressivamente smantellata. Perché i servizi pubblici vengono ridotti ai minimi termini. Perché intere aree interne vengono lasciate senza infrastrutture, senza collegamenti efficienti e senza una strategia di sviluppo credibile.

Su questi temi sarebbe interessante leggere qualche editoriale indignato.

Sarebbe interessante chiedere conto a una politica regionale troppo spesso impegnata in giochi di equilibrio e spartizioni di potere piuttosto che nella costruzione di una visione per il futuro del Molise. Sarebbe interessante interrogare un governo nazionale che continua a non affrontare seriamente il problema dei salari bassi, della fuga dei talenti, della crisi della sanità pubblica e dell’abbandono delle aree interne.

Invece no. La soluzione più semplice è trovare un capro espiatorio. Individuare un volto, un nome, un avversario politico e attribuirgli responsabilità che vanno ben oltre le sue competenze e il suo ruolo.

Questo non significa sostenere che un sindaco non debba essere giudicato per ciò che ha fatto o non ha fatto. Significa però avere il coraggio di distinguere tra le responsabilità reali e la propaganda.

Perché se oggi un giovane laureato in ingegneria, informatica o medicina lascia Isernia, non lo fa per protesta contro il sindaco. Lo fa perché cerca un lavoro adeguato alle proprie competenze, uno stipendio dignitoso, servizi efficienti e una prospettiva di vita che qui, troppo spesso, non riesce a trovare.

La vera domanda non è perché i giovani se ne vanno da Isernia.

La vera domanda è: cosa hanno fatto Regione e Governo perché potessero restare?

Finché questa domanda continuerà a rimanere senza risposta, ogni tentativo di scaricare tutto sul sindaco di turno non sarà analisi politica. Sarà soltanto un comodo esercizio di propaganda.