La frontiera della dignità
Da Lampedusa Papa Leone XIV consegna alla Chiesa e all'Europa un messaggio che va oltre il fenomeno migratorio. Al centro non ci sono i confini, ma l'uomo. Perché il Vangelo continua a misurare la civiltà dalla dignità degli ultimi.
Mentre negli Stati Uniti si celebravano i duecentocinquant’anni della nascita della nazione americana, con il loro inevitabile carico di cerimonie, rappresentanze istituzionali e richiami alla forza di una delle più grandi potenze del mondo, Papa Leone XIV ha scelto di essere altrove. Non tra i grandi della terra, ma a Lampedusa.
È una scelta che vale più di molti discorsi.
Il Papa avrebbe potuto partecipare a una delle ricorrenze politiche e istituzionali più significative dell’anno. Ha preferito invece un piccolo lembo di terra nel cuore del Mediterraneo, diventato negli ultimi decenni il simbolo di una delle più grandi questioni del nostro tempo. Un’isola che conosce la fatica dell’accoglienza, il dolore dei naufragi, la speranza di chi approda e il silenzio di chi il mare lo attraversa senza riuscire ad arrivare.
Non è stata una visita costruita attorno alle parole. È stata, anzitutto, una sequenza di gesti.
Il cimitero di Cala Pisana, dove riposano alcuni dei migranti morti in mare. Le croci ricavate dal legno delle barche naufragate. La sosta alla Porta d’Europa. L’incontro con alcune famiglie di migranti. Il lungo silenzio davanti al Mediterraneo. Gesti semplici, privi di enfasi, che hanno preceduto qualunque dichiarazione e che, proprio per questo, hanno parlato con una forza straordinaria.
Poi sono arrivate le parole.
«Non sono venuto a fare discorsi, ma a celebrare l’Eucaristia.»
È probabilmente la frase che custodisce il significato più profondo dell’intera giornata. Perché il Papa ha voluto chiarire fin dall’inizio che la presenza della Chiesa sulle frontiere della storia non nasce da una posizione ideologica né dall’adesione a una particolare visione politica. Nasce dall’Eucaristia. Dal Cristo che spezza il pane e dona sé stesso.
Per questo ha aggiunto che «il gesto di Gesù che spezza il pane per donare sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione». Non si tratta di filantropia, né di generica solidarietà. È il Vangelo che diventa storia. È la fede che si traduce in prossimità. È la convinzione che ogni persona custodisca una dignità che precede qualunque appartenenza, qualunque passaporto, qualunque condizione sociale.
Da Lampedusa Leone XIV ha poi allargato lo sguardo all’Europa. «Da questo estremo lembo d’Europa nel Mediterraneo si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee», ha affermato. Non ha negato la complessità della questione. Non ha ignorato il diritto degli Stati a governare i flussi migratori. Al contrario, ha parlato della necessità di una strategia capace di tenere insieme primo soccorso, accoglienza, protezione, promozione e integrazione. Ma ha aggiunto subito dopo una considerazione che merita di essere ascoltata con attenzione: occorre lavorare perché nessuno sia costretto a emigrare.
È una frase che cambia la prospettiva.
La dignità della persona non comincia quando una barca raggiunge le nostre coste. Comincia molto prima. Comincia quando un uomo, una donna, un bambino possono vivere nella propria terra senza essere costretti a scegliere tra la guerra e la fuga, tra la fame e il mare, tra la propria casa e la sopravvivenza.
È qui che il messaggio del Papa supera il tema dell’immigrazione e diventa un appello rivolto a tutti.
Da troppo tempo il dibattito pubblico si consuma dentro contrapposizioni che finiscono per impoverire la realtà. Da una parte chi riduce tutto all’accoglienza, dall’altra chi riduce tutto alla sicurezza. Da una parte gli slogan dell’inclusione, dall’altra quelli della difesa dei confini. Nel mezzo, troppo spesso, scompare la persona.
La Chiesa continua ostinatamente a riportarla al centro.
Non perché ignori la complessità della storia, ma perché sa che ogni politica, ogni economia e perfino ogni sistema giuridico perdono la propria ragione d’essere quando smettono di riconoscere il valore irriducibile della persona umana. È questo il contributo più autentico che il cristianesimo continua a offrire al nostro tempo: ricordare che la dignità dell’uomo non è una concessione dello Stato, non dipende dall’utilità sociale, dalla provenienza o dalla condizione economica. È un valore originario, che nessuno può attribuire e nessuno può togliere.
C’è poi un’immagine che probabilmente accompagnerà più a lungo il ricordo di questa giornata. Attraversando la Porta d’Europa, il vento di Lampedusa ha portato via lo zucchetto del Papa. Leone XIV non si è scomposto, non si è fermato, ha continuato a camminare per salire sullo scoglio e guardare quel mare, cimitero di migliaia di uomini e donne e bambini. Ha continuato a pregare.
Può sembrare un dettaglio. E invece, in giorni nei quali la Chiesa è stata attraversata da tensioni che hanno visto alcuni affidare alle vesti, ai simboli esteriori e alla contrapposizione il compito di rivendicare un’idea di cattolicesimo, quella papalina trascinata dal vento sembra quasi ricordare che l’autorevolezza del Successore di Pietro non nasce da ciò che indossa, ma dalla fedeltà al Vangelo che annuncia. A volte un’immagine riesce a spiegare più di molte dichiarazioni.
Forse è proprio questa la notizia più importante della giornata.
Non che il Papa sia andato a Lampedusa.
Ma che abbia scelto ancora una volta una frontiera per ricordare al mondo quale sia il cuore della missione della Chiesa. Non difendere un passato da rimpiangere, ma custodire il futuro dell’uomo. Non alimentare le paure, ma tenere viva la speranza. Non partire dai potenti per arrivare agli ultimi, ma partire dagli ultimi per parlare a tutti.
Alla fine resteranno molte fotografie: il Papa davanti alle tombe senza nome e a quella del piccolo Jussef, il lungo silenzio davanti al mare, la papalina portata via dal vento. Immagini destinate a entrare negli archivi.
Ma ce n’è una che nessun fotografo riuscirà mai a fissare del tutto. È la Chiesa che, ancora una volta, sceglie di mettersi dalla parte della dignità dell’uomo.
Ed è proprio quando compie questa scelta che il Vangelo smette di essere il ricordo di un passato glorioso e torna a diventare la promessa concreta di un futuro più umano.